12 dicembre 2017

ACCADDE OGGI

196° Anniversario della nascita di 
GUSTAVE FLAUBERT



Gustave Flaubert nacque a Rouen il 12 dicembre 1821 e fu uno scrittore francese. 
È considerato l'iniziatore del naturalismo nella letteratura francese ed è conosciuto soprattutto per il romanzo "Madame Bovary" e per l'accusa di immoralità che questa opera gli procurò.
Tra le altre sue opere più importanti vengono ricordate:"L'educazione sentimentale" e "Salammbô".

Figlio di veterinari, frequentò il "College Royal" di Rouen, ma con scarsi risultati. Nonostante questo, si interessò sin da subito alle opere di storici, classici e contemporanei della letteratura francese come Michelet, Brantôme, Hugo, Dumas, Beaumarchais, Voltaire, Rabelais, Montaigne, Balzac e inglese come Shakespeare e Byron.
Nel 1839 venne espulso dal collegio per insolenza, e finì l'ultimo anno di liceo preparandosi da privatista. Fu promosso al baccalaureato nell'agosto del 1840.
Nel 1841 si iscrisse alla facoltà di diritto di Parigi, ma a causa del del manifestarsi di una forma di epilessia, dovette abbandonare gli studi universitari dedicandosi esclusivamente alla letteratura, in particolare a "L'educazione sentimentale"che pubblicò nel 1845. L'opera dà un'approfondita descrizione della società francese di quegli anni.
Nel 1849, intraprese un viaggio verso Oriente arrivando in Egitto, navigando sul Nilo e poi visitando Gerusalemme, Damasco, Tripoli, Beirut, Costantinopoli, Atene e il Peloponneso.
Tornato dal viaggio, Flaubert riprese in mano il suo capolavoro, "Madame Bovary"; frutto di un lungo lavoro dal 1837 al 1856: l'opera rappresenta l'insoddisfazione della giovane moglie di un medico di provincia che sogna una vita diversa, affascinante e capace di appagarla sul piano dei sentimenti; la sua meta sognata è Parigi, mentre il disgusto per il marito goffo, rozzo e dagli argomenti poco interessanti, la uccide interiormente.

Gustave Flaubert, Madame Bovary,
Lévy, Paris, 1857

Tutta la casa si riorganizzò attorno al suo lavoro, la madre, la domestica, il cameriere, la nipote rispettarono i suoi riposi e gli eccessi: Gustave scriveva fino a tardi, tornava sulle stesse frasi molte volte, recitava ad alta voce facendosi ossessionare interamente dal libro.
Successivamente si dedicò a "Salammbô", romanzo ambientato nell'antica Cartagine, che però non portò allo stesso successo di "Madame Bovary".
Ormai famoso iniziò a frequentare il mondo aristocratico.
Da qui in avanti dovette affrontare un periodo molto difficile segnato dal lutto della madre nel 1872 e dai problemi economici, che lo costrinsero ad abitare in un piccolo appartamento del Faubourg Saint-Honoré.
L' 8 maggio del 1880, dopo aver fatto un bagno caldo, con le valigie pronte per tornare a Parigi, morì, probabilmente per un'emorragia cerebrale.
Venne sepolto a Rouen in presenza di pochi amici.




Opere:

  1. Un cuore semplice
  2. La leggenda di san Giuliano Ospitaliere
  3. Erodiade;
  • Bouvard et Pécuchet (incompiuto e pubblicato postumo nel 1881);
  • Dizionario delle idee correnti;
  • Catalogo delle idee chic.

Antonio Sebastiani

5 dicembre 2017


I PARADISI ARTIFICIALI
Charles Baudelaire (1850-1860)


"I Paradisi artificiali" ("Les Paradis artificiels") è il titolo di un saggio sugli effetti delle droghe di Charles Baudelaire che descrive le sensazioni provate dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti quali oppio. hashish e vino.
L'opera è composta da tre sezioni:

  • "Del vino e dell'hashish raffrontati come modi di moltiplicazione dell'individualità" (Du vin et du Haschisch comparés comme moyens de multiplication de l'individualité);
  • "Il poema dell'hashish" (Le poème du haschisch);
  • "Un mangiatore d'oppio" (Un mangeur d'opium).
Baudelaire riflette sul rapporto emotivo tra lo stato di eccitazione provocato dalla droga e l'ispirazione poetica, accorgendosi che le droghe possono solo copiare l'arte, mostrando i paradisi illusori che sono in grado di creare.
L'autore analizza gli effetti che le droghe apportano all'essere umano: è uno psicologo che analizza la psiche, le sensazioni e le percezioni, uno sperimentatore e acuto osservatore degli altri.
Baudelaire non descrive semplicemente la droga di cui faceva uso, ma mostra lo stato di degradazione e impotenza in cui lo portava.
L'autore non è stato sicuramente né il primo né l'ultimo a scrivere sulla droga, tuttavia riesce a farlo nel miglior modo possibile in quanto la sua opera è carica di emozioni e sensazioni, profondi giudizi filosofici scaturiti dalla sua personale esperienza.

La prima parte del saggio "Del vino e dell'hashish", decanta le gioie e i dolori del vino, mette a confronto i diversi "paradisi".
Il vino è sangue che pulsa nelle vene, rinvigorisce la volontà, rende forti; ha una sua "personalità", è amico e nemico dell'uomo, lotta con lui. Gli effetti del vino si legano con la personalità del bevitore, il vino scorre nelle profondità dell'anima, dà luce e fa emergere le ombre.
Esclusivamente all'hashish è dedicata invece la seconda parte del saggio, "Il poema dell'hashish".
A differenza della prima parte, il linguaggio è più freddo, oggettivo e tecnico poiché l'hashish è poco conosciuta rispetto al vino, quindi l'intento principale è quello di informare i lettori.
L'hashish, al contrario del vino, inibisce la volontà, la capacità di muoversi, ma apre a delle esperienze percettive, sensoriali, assolutamente originali: le pupille si dilatano e i colori diventano sempre più nitidi, accesi. Una sensazione di freddo invade tutto il corpo, la soggettività si annulla fino a raggiungere uno stato di assoluta pace, felicità, che Baudelaire chiama dell'"Uomo-Dio".

La terza e ultima parte del saggio, è il commento dell'opera di Thomas de Quincey, "Confessioni di un mangiatore d'oppio": vengono descritti il bisogno di assumere la sostanza, fino alle torture della dipendenza, gli stati paranoici, gli incubi provocati dall'abuso di droga, il senso di impotenza nel non riuscire a liberarsi da queste catene; i tentativi di uscirne, la sofferenza, e infine la liberazione definitiva dal vizio.

Baudelaire condanna l'uso di hashish ed oppio, moralmente ed esteticamente in quanto non agevolano in nessun modo la produzione artistica, anzi l'esatto contrario, scagliandosi contro coloro che ritengono che attraverso l'uso di droga, si possa potenziare artificialmente l'estro artistico.
La condanna dell'uso di droga diventa elogio dell'arte, un'esaltazione della sua grandezza: l'arte è il paradiso naturale, è il sublime che rende liberi, la droga è l'illusione del sublime, dietro la quale si nasconde il volto delle tenebre.
In questo saggio Baudelaire esorta a cercare l'infinito nell'arte, nella cultura, che è ciò che rende davvero liberi e che eleva l'anima umana: la droga, ha il vantaggio di darci tutto questo immediatamente, ma è un'illusione.


Antonio Sebastiani

28 novembre 2017

ACCADDE OGGI

110° Anniversario della nascita di
Alberto Moravia


Alberto Pincherle (il cognome Moravia con il quale sarà conosciuto è il cognome della nonna paterna) nacque a Roma il 28 novembre 1907, in Via Sgambati, nei pressi di via Pinciana. Nel 1916 si ammalò di una tubercolosi ossea che lo costringerà, con un alternarsi di miglioramenti e ricadute, a frequentare in modo irregolare la scuola ed è costretto dalla malattia a trascorrere la maggior parte di questi anni a casa, a Roma.
Non potendo condurre la vita come i ragazzi della sua età, si dedicò con impegno e passione alla lettura e alla composizione di versi in francese (che imparò velocemente) e in italiano.
Nel 1925, durante la convalescenza, iniziò a scrivere il romanzo "Gli Indifferenti" e due anni dopo collaborò alla rivista Novecento dove pubblicò i suoi primi racconti tra i quali la "Cortigiana stanca", che uscì in francese ("Lassitude de courtisane"), il "Delitto al circolo del tennis", "il ladro curioso" e "Apparizione".

Alberto Moravia, Gli Indifferenti,
Edizioni Alpes, Milano, 1929
Il romanzo "Gli indifferenti" narra la storia di una famiglia i cui componenti, legati da una vicenda di corruzione e di viltà, sono fondamentalmente dei vinti, vinti dalla loro apatia, dalla assenza totale di orgoglio e dignità morale.
Ottenne subito da parte della critica buoni consensi e venne considerato uno degli esperimenti più interessanti di narrativa italiana di quel tempo: la decadenza e lo sfacelo della borghesia italiana, durante il regime fascista, vengono rappresentati senza un intenzionale presupposto di critica, ma di fatto il romanzo in questione fu il primo di matrice esistenzialista, che partecipò al nascente clima esistenzialista europeo.
Le ambizioni sbagliate, un misto di giallo-poliziesco avrà meno fortuna, anche a causa dell'ostracismo operato dal Fascismo.
Il romanzo narra le vicende di un giornalista che si fidanza e sposa la figlia di un uomo molto ricco. Il protagonista sceglie un matrimonio di convenienza e viene visto come un meschino arrampicatore sociale dalle persone che gli stanno attorno.
Nel 1933 collaborò alla rivista "Oggi"e alla "Gazzetta del Popolo". Dopo un soggiorno di due anni a Londra, un viaggio negli Stati Uniti e uno in Messico, Alberto Moravia tornò in Italia e scrisse i racconti de "L'imbroglio" pubblicato nel 1937. In questo stesso anno viaggiò in Cina in qualità di inviato dove scrisse numerosi articoli per la "Gazzetta del Popolo".
Ritornato a Roma iniziò a lavorare a delle sceneggiature cinematografiche.
Nel 1941 si sposò in chiesa con la scrittrice Elsa Morante, con la quale si separò nel 1962.
Lo stesso anno del matrimonio scrisse "La mascherata"che viene sequestrato: gli venne proibito di scrivere sui giornali col suo nome e dunque dovette utilizzare vari pseudonimi per firmarsi.
Negli anni della guerra uscirono le raccolte di racconti "L'amante infelice", "L'epidemia" e il breve romanzo "Agostino".
Nel periodo seguente la caduta del regime fascista, collaborò al "Popolo di Roma" di e dopo l'8 settembre 1943, quando venne a sapere che il suo nome era sulla lista stilata dai nazisti delle persone da arrestare, Alberto Moravia fuggì da Roma con Elsa Morante. I due trovarono rifugio a Sant'Agata di Fondi sulle montagne fino a quando vennero liberati dall'avanzata dell'esercito alleato.
Alberto Moravia, La Noia,
Bompiani, Milano, 1960
Nel 1944 uscì a Roma "La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo".
Tra il 1945 e il 1951, per guadagnarsi da vivere, Moravia scrisse articoli, collaborò a riviste e programmi radiofonici continuando a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Uscirono: "Due cortigiane", "La romana", "La disubbidienza", "L'amore coniugale e altri racconti" e "Il conformista".
Nel 1955 pubblicò su "Botteghe Oscure" la tragedia "Beatrice Cenci"e conobbe Pier Paolo Pasolini.
Nel 1957 pubblicò il romanzo"La ciociara" scritto in due epoche diverse: le prime pagine nel 1944 sospinto dal nuovo incontro con il popolo, liberato dei falsi obiettivi del regime, mentre la parte centrale dell'opera la sviluppò tredici anni dopo, in un momento di crisi della sua narrativa.
La ciociara è un' opera alta e pietosa, nella quale, attraverso la maturazione del personaggio di Cesira, lo scrittore descrive tutta la confusa e disperata realtà italiana di quel periodo della Seconda Guerra mondiale.
Nel 1960 con il romanzo "La noia" gli verrà assegnato il premio Viareggio.
Nel 1967 fu eletto presidente della XXVIII Mostra del Cinema di Venezia e inviato speciale del "Corriere della Sera" dal 1975 al 1981.
Nel 1984 Alberto Moravia si presentò per le elezioni europee come indipendente nelle liste del PCI diventando deputato al Parlamento Europeo. In questo periodo uscirono: "L'uomo che guarda", "L'angelo dell'informazione e altri scritti teatrali", "L'inverno nucleare", "Passeggiate africane", "Il viaggio a Roma" e "La villa del venerdì".
Il 26 settembre 1990 Alberto Moravia morì nella sua casa di Roma.


Antonio Sebastiani

27 novembre 2017

Letture ad alta voce: ottavo appuntamento

Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla cultura e Comune di Urbino

presentano:

"Letture ad alta voce"
Scrittori in esilio

Venerdì, 1 dicembre, ore 17 presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9, Urbino
Lettura: Centro Teatrale Universitario Cesare Questa


Cesare Musatti
"Considerazioni psicologiche sul comportamento degli ebrei italiani di fronte alla persecuzione razziale" (1982)
Giorgio Voghera
"Carcere a Giaffa", I capitolo (1985)


Cesare Musatti
Cesare Musatti nacque in località Casello 12 a Dolo, sulla riviera del Brenta.
Frequentò il liceo Foscarini di Venezia, poi si iscrisse prima alla facoltà di Matematica dell'Università di Padova e dopo alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Dopo un periodo di servizio di leva, tornò a Padova dove completò gli studi di filosofia, laureandosi nel 1922.
Nel 1928 divenne direttore del Laboratorio di Psicologia dell'Università di Padova portando in Italia la Psicologia della Forma. In Italia diffuse anche la psicologia della Gestalt, diventando il primo studioso italiano di psicoanalisi.
A causa della limitazione da parte delle leggi razziali alla Società psicoanalitica italiana, Musatti fu allontanato dall'insegnamento universitario.
Nel 1940 fu nominato professore di Filosofia al Liceo Parini di Milano.
Nel 1943 si ritrovò con altri vecchi socialisti con l'intento di creare un partito erede del Partito Socialista Italiano e di allacciare rapporti con il Partito Comunista Italiano.
Nel 1947 ottenne all'Università Statale di Milano la prima cattedra di Psicologia costituita nel dopoguerra in Italia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dove vi insegnò per venti anni. 
A Milano ebbe il periodo più florido della sua ricerca scientifica: Musatti fu il leader del movimento psicoanalitico italiano del primo dopoguerra. A quel periodo risale il suo “Trattato di Psicoanalisi”, pubblicato nel 1949. 
Nel 1955 divenne direttore della “Rivista di Psicoanalisi” e nel 1963 presidente del Centro Milanese di Psicoanalisi. Nel 1976 venne nominato curatore della edizione italiana delle "Opere di Sigmund Freud".
Cesare Musatti era ateo, come dichiarò in più occasioni e quando morì a Milano il 21 marzo 1989 fu cremato: le sue ceneri sono nel cimitero di Brinzio.

Musatti si sofferma su un aspetto importante della psicoanalisi: non solo Freud, ma anche molti dei suoi primi seguaci erano di origine ebraica. Si possono dunque percorrere due strade interpretative: o si istituiscono analogie tra la teoria freudiana e ciò che nel pensiero ebraico può avere anticipato; o vedere se e come l'ambiente culturale degli ebrei assimilati mitteleuropei nel quale Freud operò, abbia influenzato le sue ricerche.
Freud, laico e razionalista, si sentì legato per tutta la vita alla storia del suo popolo, spostando l'attenzione dell'analisi della sfera individuale all'analisi di quella collettiva. Da questo punto di vista, Freud tenta di illuminare quelle zone della psiche che se lasciate nell'oscurità, rischiano di ostacolare il cammino verso un mondo pieno di alterità.

Opere:


  • 1926: "Analisi del concetto di realtà empirica";
  • 1931: "Forma e assimilazione";
  • 1931: "Elementi di psicologia della testimonianza";
  • 1937: "Forma e movimento"
  • 1938: "Gli elementi della psicologia della forma";
  • 1949: "Trattato di psicoanalisi";
  • 1961: "Super io individuale e Super io collettivo";
  • 1964: "Condizioni dell'esperienza e fondazione della psicologia, Editrice Universitaria, Firenze
  • 1967: "Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini, Paolo Boringhieri, Torino
  • 1974: "Svevo e la psicoanalisi";
  • 1975: "I rapporti personali Freud-Jung attraverso il carteggio";
  • 1977: "Commemorazione accademica";
  • 1979: "Il pronipote di Giulio Cesare";
  • 1981: "A ciascuno la sua morte";
  • 1982: "Hanno cancellato Livorno";
  • 1982: "Mia sorella gemella la psicoanalisi";
  • 1983: "Una famiglia diversa ed un analista di campagna";
  • 1983: "Questa notte ho fatto un sogno";
  • 1987: "Chi ha paura del lupo cattivo?";
  • 1988: "Psicoanalisti e pazienti a teatro";
  • 1989: "Leggere Freud";
  • 1991: "Curar nevrotici con la propria autoanalisi".

Giorgio Voghera


Giorgio Voghera nacque a Trieste il 19 agosto 1908 e fu uno scrittore italiano: romanziere e saggista, nella Trieste degli ultimi decenni del Novecento.
Di origine ebraica, fu costretto ad abbandonare la propria città nel 1939 a seguito delle leggi razziali emanate dal governo fascista. Emigrato in Palestina dopo un periodo di internamento a Giaffa, andò a vivere in un kibbutz (forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele), rientrando in Italia nel 1948. 
Legò con Umberto Saba e trascorse gli ultimi anni della sua vita in una casa di riposo fondata e gestita dalla comunità ebraica di Trieste. Morì l'11 novembre 1999.
Fra le molteplici collaborazioni citiamo: Radio Trieste e TV 3, giornali e riviste tra cui "Il Piccolo", "Il Piccolo Illustrato", "Umana", "Trieste", "L'Osservatore politico-letterario". "Pietre", "Il Ponte"

Opere:
  • 1959: "Come far carriera nelle grandi amministrazioni";
  • 1961: "Il segreto";
  • 1967: "Quaderno d'Israele";
  • 1974: "Il Direttore Generale";
  • 1980: "Gli anni della psicoanalisi";
  • 1983: "Nostra Signora Morte";
  • 1985: "Carcere a Giaffa";
  • 1989: "Gli anni di Trieste";

24 novembre 2017

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191° Anniversario della nascita di
Carlo Collodi (24/11/1826)


Carlo Collodi, all'anagrafe Carlo Lorenzini, nacque a Firenze il 24 novembre 1826 e fu uno scrittore e giornalista italiano. Divenne celebre grazie al romanzo "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino", più noto come "Pinocchio".

Figlio di un cuoco e di una sarta, Carlo Lorenzini prese lo pseudonimo, che lo rese famoso in tutto il mondo, in quanto il nonno materno amministrava il podere dei marchesi Garzoni Venturi situato alle
porte del paese di Collodi.



Grazie all'aiuto economico della nobile famiglia Ginori, alla quale i genitori prestavano servizio, Collodi poté studiare inizialmente in seminario a Colle Val d'Elsa e successivamente a Firenze. Interruppe gli studi cominciando a lavorare come commesso nella libreria Piatti di Firenze.
Dopo essersi arruolato come volontario nel 1848 allo scoppio della Prima Guerra d'Indipendenza, fondò uno dei maggiori giornali umoristico-politici dell'epoca: Il Lampione, soppresso nel 1849, ma il giornalismo umoristico divenne comunque la sua principale fonte di creatività letteraria grazie anche alla collaborazione con numerose testate umoristiche, che affrontavano all'insegna del riso e del sorriso, argomenti artistici, teatrali e letterari.
Nel 1853 fondò lo Scaramuccia, che divenne uno dei maggiori giornali teatrali italiani, occupandosi di tutto con grande competenza: musica, teatro, letteratura e nel 1856, si firmò per la prima volta con lo pseudonimo di Collodi. Dello stesso anno sono le sue prime opere importanti: Gli amici di casa e Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica.
Nel 1859 partecipò alla Seconda guerra d'indipendenza arruolandosi come volontario nell'esercito piemontese e finita la campagna militare ritornò a Firenze. Nel 1868, su invito del Ministero della Pubblica Istruzione, entrò a far parte della redazione di un dizionario di lingua parlata, il Novo vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di Firenze.
Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l'infanzia Giornale per i Bambini, uscì la prima puntata de "Le Avventure di Pinocchio", con il titolo "Storia di un burattino". Nel 1883 pubblicò "Le avventure di Pinocchio" raccolte in volume diventando direttore del giornale.

Morì a Firenze il 26 Ottobre 1890.

Nel 1962 è stata costituita la Fondazione Nazionale Carlo Collodi che ha lo scopo di diffondere e far conoscere nel mondo le opere del Collodi, in particolare "Le avventure di Pinocchio".

Opere:

  • Gli amici di casa. Dramma in due atti, Firenze, Riva, 1856; Firenze, Romei, 1862.
  • Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica, Firenze, Mariani, 1856. 
  • I misteri di Firenze. Scene sociali, Firenze, Fioretti, 1857. 
  • Il sig. Albèri ha ragione! (Dialogo apologetico), Firenze, Cellini, 1859.
  • La manifattura delle porcellane di Doccia. Cenni illustrativi, Firenze, Grazzini, Giannini e C., 1861.
  • Gli estremi si toccano, in "Il Lampione", 15 gennaio 1861.
  • La coscienza e l'impiego, 1867 circa.
  • Antonietta Buontalenti, 1869-1870.
  • L'onore del marito, 1870.
  • I racconti delle fate. Voltati in italiano, Firenze, Paggi, 1876.
  • Giannettino. Libro per i ragazzi, Firenze, Paggi, 1877.
  • Minuzzolo. Secondo libro di lettura, Firenze, Paggi, 1878.
  • Macchiette, Milano, Brignola, 1880. 
  • Occhi e nasi. (ricordi dal vero), Firenze, Paggi 1881.
  • La grammatica di Giannettino per le scuole elementari, Firenze, Paggi 1883.
  • Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Firenze, Paggi 1883; 1886; 1887; 1888; Firenze, Bemporad,del Capo d'Anno, Torino, Paravia, 1884.
  • L'abbaco di Giannettino. Per le scuole elementari, Firenze, Parigi, 1884.
  • Un'antipatia. Poesia e prosa, Roma, Perino, 1885.
  • La geografia di Giannettino. Adottata nelle scuole comunali di Firenze, Firenze, Paggi, 1886.
  • Il viaggio per l'Italia di Giannettino, 3 voll., Firenze, Paggi, 1880-1886.
  • Storie allegre. Libro per i ragazzi, Firenze, Paggi, 1887.
  • La lanterna magica di Giannettino. Libro per i giovanetti, Firenze, Bemporad, 1890.



Antonio Sebastiani

21 novembre 2017

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ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI FRANÇOIS MARIE-AROUET (VOLTAIRE) 

Voltaire ritratto da Maurice Quentin de la Tour, 1737-1740

Voltaire nacque a Parigi il 21 novembre 1694 ed è stato un filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese.
Fu uno dei principali animatori ed esponenti dell' illuminismo insieme a Locke, Montesquieu, Diderot, Rousseau e D'Alembert: figure frequentanti l'ambiente dell' Encyclopédie.
La sua produzione letteraria è caratterizzata da una pungente ironia mescolata ad una vivacità dei toni e chiarezza nello stile.
Fu un Deista, seguace della religione naturale che vede la divinità come estranea al mondo e alla storia, ma fortemente anticlericale e laico, Voltaire è considerato uno dei principali ispiratori del pensiero razionalista e non religioso moderno.
Le idee e le opere di Voltaire hanno ispirato e influenzato moltissimi pensatori, politici e intellettuali contemporanei e successivi. In particolare i protagonisti della rivoluzione americana, come Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, e di quella francese, come Jean Sylvain Bailly, Condorcet e Robespierre; oltre che molti altri filosofi come Cesare Beccaria, Karl Marx e Friedrich Nietzsche.

Di famiglia nobile, iniziò ad intraprendere la carriera da magistrato scrivendo e polemizzando contro la Monarchia. A causa di queste continue polemiche fu imprigionato nella Bastiglia e una volta scarcerato, cominciò ad intraprendere numerosi viaggi soggiornando in Inghilterra.
Rientrò in Francia numerose volte, ma venne cacciato in continuazione per motivi giuridici: i testi da lui scritti furono censurati dalla Chiesa e malvisti dalla Monarchia.
Morì a Parigi nel 1778.

In ambito politico, Voltaire difese il diritto di ogni cittadino alla libertà civile e politica come libera espressione delle proprie idee, contrapponendosi all'assolutismo dell' Ancien Régime. La polemica illuminista di Voltaire sfociò nella difesa della tolleranza considerata un valore imprescindibile per garantire pace, giustizia e progresso civile.
In ambito filosofico, il problema che Voltaire principalmente si pose è l'esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere a una giusta nozione dell'uomo. Il filosofo non la negò in quanto vide la prova dell'esistenza di Dio nell'ordine superiore dell'universo. Infatti così come ogni opera dimostra un creatore, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all'esistenza degli esseri, si deve ammettere che esista un Essere creatore, un Principio primo, autore di un Disegno intelligente.
Il suo credo fu dunque Deista, assumendo quindi a priori l'esistenza di un ente supremo ordinatore dell'universo, indispensabile a spiegarne l'ordine, l'armonia e la regolarità. Negò però sia la necessità che la pretesta di una rivelazione. Obiettivo principale di Voltaire fu l'annientamento della Chiesa cattolica: egli infatti tentò di demolire il cattolicesimo per proclamare la validità della religione naturale.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo:

  • EDIPE: è una tragedia scritta nel 1718 che racconta la storia d'amore tra Filottete e Giocasta.
  • ENRIADE:  è un poema epico di scritto nel 1723 in onore di Enrico IV di Francia ed è una celebrazione della sua vita. E' ambientato nel 1589, durante l'assedio di Parigi da parte di Enrico III di Francia; i temi sono il fanatismo religioso e le guerre civili, nonché la situazione politica francese.
  • ZAIRE: è una tragedia in cinque atti scritta nel 1732 e ambientata a Gerusalemme durante le crociate.
  • LETTRES ANGLAISES: è una serie di saggi basati sulla propria esperienza di vita in Inghilterra tra il 1726 e il 1728. Voltaire, durante il suo soggiorno in Inghilterra, scopre la letteratura di Shakespeare sorprendente, in quanto molto lontana dall'ideale classico francese. Scopre anche la filosofia di Locke e Newton e il sistema parlamentare inglese. Questi saggi vengono scritti riprendendo il modello delle "Lettres Persanes" di Montesquieu.
  • ELEMENTS DE LA PHILOSOPHIE DE NEWTON: è un'opera pubblicata nel 1738 e ha contribuito a diffondere le teorie e il pensiero di Newton e contiene una estesa descrizione delle teorie newtoniane sulla luce e sulla gravitazione.
  • LE FANATISME OU MAHOMET LE PROPHETE: è una tragedia scritta nel 1736 ed è un atto di accusa contro l'islam: attraverso il personaggio di Maometto, abile e crudele guida militare e religiosa, l'autore denuncia il fanatismo e l'integralismo religioso dell'Islam. Il suo reale obiettivo però rimane quello di denunciare ogni forma di fanatismo, in particolare quello del clero.
  • ZADIG OU LA DESTINEE: è un racconto filosofico scritto nel 1745 e ambientato nel Medioevo nel quale l'autore evidenzia tutto il suo stile vivo e brillante, ironizzando contro i pregiudizi del tempo.
  • MICROMEGAS: è un racconto filosofico scritto nel 1752 riguardante il viaggio inteso come un mezzo di apprendimento e di crescita filosofica.
  • CANDIDE OU DE L'OPTIMISME:  è un racconto filosofico scritto nel 1759 nel quale l'autore incarna la figura del precettore Pangloss il filosofo tedesco, intento ad istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.
  • TRAITE SUR LA TOLERANCE: è un'opera pubblicata nel 1763 riguardante la riflessione sulla libertà di credo e sul rispetto delle opinioni, nata dalla vicenda di Marc-Antoine Calas.
  • DICTIONNAIRE PHILOSOPHIQUE: è un'opera letteraria pubblicata nel 1764 nella quale Voltaire tratta, nelle varie voci, anche di casi di cronaca e giudiziari a lui contemporanei, prendendo una netta posizione critica contro le autorità giudiziarie e l'inquisizione, che egli accusava di ingiustizia e arbitrarietà.
Nella Biblioteca della Fondazione Carlo e Marise Bo vi sono 264 opere di Voltaire sia in lingua francese che tradotte in italiano.


Antonio Sebastiani

20 novembre 2017

Letture ad alta voce: settimo appuntamento


Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino
presentano:

"Letture ad alta voce"
Scrittori in esilio

Venerdì, 24 novembre, ore 17 presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9, Urbino
Lettura: Centro Teatrale Universitario Cesare Questa


Imre Kertész
"Io, un altro. Cronaca di una metamorfosi"
(A cura di Giorgio Pressburger, Bompiani, Milano 2012, pp. 32-51)



Imre Kertész (Budapest, 9 novembre 1929 – Budapest, 31 marzo 2016) è stato uno scrittore ungherese, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e Premio Nobel per la letteratura nel 2002.
E' nato in una famiglia di origine ebraica. Nel 1944 fu deportato ad Auschwitz per essere poi liberato nel 1945.

Tornato in Ungheria, nel 1948 cominciò a lavorare come giornalista per un quotidiano di Budapest e dopo essere stato licenziato, trascorse due anni di servizio militare: per mantenersi iniziò a scrivere romanzi e a tradurre opere di Freud, Nietzsche, Canetti e Wittgenstein.

Il primo e più famoso romanzo "Essere senza destino" descrive l'esperienza di un ragazzo ungherese di 15 anni nei campi di sterminio nazisti ed è basato sull'esperienza diretta dell'autore.

Nel 2002 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura, la cui motivazione fu: per una scrittura che sostiene la fragile esperienza dell'individuo contro la barbarica arbitrarietà della storia.

In una petizione inviata a tutti i leader europei e rumeni, Kertész chiese l'apertura di un'università in lingua magiara per il milione e mezzo di ungheresi che vivevano in Romania.

Dal libro Essere senza destino è tratto il film di Lajos Koltai Senza destino (2005); Kertész ne curò la sceneggiatura.

Nella sua biografia "Io, un altro: cronache di una metamorfosi", Kertész racconta il dialogo costante con se stesso e gli autori amati, il quale si amplia nell'osservazione della vita oltre i confini dell'Ungheria.
Tra il 1991 e il 1995 prende appunti, nota osservazioni e fissa nel racconto le proprie impressioni. I viaggi intrapresi sono l'occasione per confrontarsi con la propria identità di ebreo, di ungherese, di europeo dell'Est, di intellettuale a contatto con la cultura tedesca.
La mente torna comunque alla macabra esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz.

Opere:

  • Essere senza destino (Sorstalanság) 1975;
  • Storia poliziesca (Detektivtörténet) 1977;
  • Kaddish per il bambino non nato (Kaddis a meg nem született gyermekért) 1990;
  • Il vessillo britannico (Az angol lobogó) 1991;
  • Diario dalla galera (Gályanapló) 1992;
  • Holocaust come cultura in tre relazioni (A holocaust mint kultúra: három előadás) 1993;
  • Verbale di polizia (és Esterházy Péter) 1993;
  • Cronaca del cambiamento (Valaki más: a változás krónikája), 1997;
  • Il silenzio momentaneo, nel mentre il plotone ricarica i fucili (A gondolatnyi csend, amíg a kivégzőosztag újratölt) 1998;
  • La lingua esiliata (A száműzött nyelv) 2001;
  • Liquidazione (Felszámolás) 2003;
  • Dossier K. 2009;
  • Il secolo infelice 2007;
  • Fiasco 2003.