12 ottobre 2017

XIII Lezione Urbinate



XIII LEZIONE URBINATE




Giovedì, 19 ottobre 2017, h.10:00

AULA MAGNA COLLEGIO RAFFAELLO

Piazza della Repubblica, 13 - Urbino






Micheal Roessner 


Tradurre la realtà
Lezioni di Pirandello per un mondo globalizzato




Michael Roessner è un romanziere e traduttore austriaco, dal 1991 professore di filologia romanza presso l'Università di Monaco di Baviera.

Tra il 1997 e il 2001 ha curato e tradotto le opere di Luigi Pirandello in tedesco in 16 volumi.

È presidente del Centro Europeo di studi pirandelliani a Monaco di Baviera. 
Per il suo forte interesse per la cultura italiana, ha ricevuto molteplici premi e importanti riconoscimenti dallo Stato Italiano, come quello di Grand'Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e Grand'Ufficiale della Stella della Solidarietà Italiana.

Dal 2009 è accademico numerario dell'Accademia Austriaca delle Scienze e Direttore dell'Istituto di studi culturali e storia del teatro di quest'Accademia.

Tra le sue pubblicazioni importanti: Pirandello Mysthenstürzer 1980, Gefangenschaft 1981, Auf de Suche nach dem verlorenen Paradies 1988.



11 ottobre 2017

Letture ad alta voce alla Casa della Poesia


Fondazione Carlo e Marise Bo 
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino


presentano


"Letture ad Alta Voce"
Scittori in esilio



Terzo appuntamento:

Venerdì, 13 ottobre, ore 17:00

presso "Casa della Poesia" via Valerio 1, Urbino

Lettura: Centro Teatrale Universitario "Cesare Questa" 






Soma Morgenstern 

''Fuga e fine di Joseph Roth''
(Adelphi, Milano 2001)






Soma Morgenstern nasce in Galizia il 3 maggio 1980, è stato uno scrittore e giornalista austriaco, della sua vita si conosce ben poco, poiché tutti i suoi documenti e manoscritti gli furono confiscati dalla Gestapo. 

Cresciuto in una famiglia di tradizione ortodossa, durante i suoi primi anni visse nella Galizia orientale, successivamente iniziò a studiare nella scuola grammaticale di Tarnopol. Per tradizione familiare è stato un poliglotta, conosceva il polacco, l'ucraino, l'ebreo ed anche il tedesco, lingua in cui sono state scritte la maggior parte delle sue opere. Successivamente imparerà anche il latino, il francese e l'inglese. 

Dal 1912 iniziò a studiare diritto a Vienna, ma a causa della Prima Guerra Mondiale fu costretto ad interrompere i suoi studi riuscendosi a laureare solamente nel 1921. Durante questo periodo conobbe scrittori austriaci come: Joseph Roth, Robert Musil e Stefan Zweig.

Morgenstern fu conosciuto principalmente come periodista, prima a Berlino e poi a Vienna. Durante il suo esilio a Parigi, ebbe modo di lavorare con Walter Benjamin e dopo esser stato detenuto in Francia, riuscì a raggiungere l' America. Tutta la sua famiglia morì nei campi di sterminio nazisti, tranne sua moglie e suo figlio che lo raggiunsero a New York, dove Morgenstern morì dimenticato nel 1976.







''Fuga e Fine di Joseph Roth''

Fuga e fine di Joseph Roth è apparso per la prima volta nel 1994. Qui Roth viene descritto come ''un insolente e ingrato, geniale e un po’ impostore, infantile e lucidissimo nei suoi giudizi sull’epoca, i contemporanei e la letteratura, ora aggressivo ora vulnerabile, a uscire da queste pagine acute, appassionate, trascinanti.''
Morgestern racconta dell' infanzia e dell'adolescenza di Roth, dei suoi amori e le frequentazioni femminili, delle discussioni al caffè con Stefan Zweig, Kesten, Musil, all’apprendistato da alcolista, dell’idiosincrasia per psichiatri e psicologi, degli anni parigini dissoluti e distruttivi, dell’irrompere del delirio e delle sconnessioni mentali. 
Sia i luoghi (il Prater, il Café Museum) sia i personaggi concorrono a formare una narrazione compatta, coerente e di magistrale orchestrazione.





2 ottobre 2017


Fondazione Carlo e Marise Bo 
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino

presentano

"Letture ad Alta Voce"
Scittori in esilio


Secondo appuntamento:

Venerdì, 6 ottobre, ore 17:00

presso "Casa della Poesia" via Valerio 1, Urbino

Lettura: Centro Teatrale Universitario "Cesare Questa"





Walter Benjamin
"Infanzia berlinese intorno al Millenovecento"
Einaudi, Torino 2007




"La moda non è altro che l'eterno ritorno del nuovo"


Walter Bendix Schönflies Benjamin nasce a Berlino, nel quartiere di Charlottenburg, il 15 luglio 1892. Dei suoi primi anni rimane il visionario scritto autobiografico degli anni '30 "Infanzia berlinese intorno al millenovecento".

Nella città della Svizzera tedesca, Walter Benjamin è conosciuto come autore di importanti saggi, e qui consegue una laurea in filosofia con Herbertz, discutendo una tesi sul "Concetto di critica d'arte nel Romanticismo tedesco". La sua tesi viene tirata in un migliaio di copie restando però invenduta, finendo in cenere nell'incendio di un magazzino.

Nel 1929 stringe un profondo rapporto con Brecht, che negli anni Trenta, dopo l'avvento del Terzo Reich, lo ospita a più riprese nella sua casa in Danimarca. Il 1933 è l'anno che segna la definitiva separazione di Benjamin dalla Germania. Esule a Parigi, trascorre comunque lunghi periodi tra Ibiza, Sanremo e Svendborg.

Abbandona tardivamente Parigi e cerca di ottenere un visto per gli Stati Uniti. Nel 1940 viene bloccato alla frontiera spagnola, a Portbou, dalla polizia e nella notte tra il 26 e il 27 settembre si toglie la vita con una overdose di morfina. Ai suoi compagni di viaggio verrà concesso di passare il confine il giorno seguente.
Le tasche di Benjamin vengono svuotate e il suo corpo calato in una fossa. Dopo cinque anni verrà buttato in una fossa comune. Quando la filosofa Hannah Arendt va a cercare le spoglie dell'amico, trova solo le posizioni imbarazzate da parte degli spagnoli.
















   Oggi la città di Portbou ha dedicato a a Walter Benjamin un monumento straordinario, con una serie di scalini scavati a picco sul mare (dall'artista israeliano Dani Karavan), con un'epigrafe tratta da "Das Passagen-Werk" (Passaggi) di Benjamin: "E' più arduo onorare la memoria dei senzanome che non delle grandi personalità. La costruzione storica è devota a dar memoria ai senzanome".








"Infanzia berlinese attorno al Millenovecento"



Un'autobiografia anomala, una sorta di mosaico in cui Benjamin condensa le esperienze e la topografia della propria infanzia, ridando anima ai sogni, facendo rivivere le ore e i luoghi di magia, e al contempo gli angosciosi presentimenti di un bambino ebreo nella Berlino dell'epoca. Benjamin scava nell'infanzia, negli strati nascosti, perduti della vita per riattivare quella "promessa di felicità" che è patrimonio di ogni essere umano, senza tuttavia dimenticare che questa possibile felicità è perennemente esposta ai venti della storia. Un testo che ha svelato Benjamin come grande scrittore, oltre che pensatore e intellettuale.
Infanzia berlinese consiste di miniature che evocano singole strade, persone, oggetti, intérieurs. Non c'è dubbio che chi si accinge a scrivere cose di questo tipo è, come Proust, di cui Benjamin fu traduttore, alla ricerca del tempo perduto. Ma il tema di Proust e quello di Benjamin sono davvero lo stesso? Le loro ricerche del tempo perduto perseguono il medesimo obiettivo? Proust cerca il passato per sfuggire al tempo, e ciò significa soprattutto: al futuro, ai suoi pericoli, alle sue minacce, la cui minaccia estrema è la morte. Benjamin, al contrario, nel passato cerca il proprio futuro. I luoghi a cui lo riconduce il suo rammemorare hanno quasi tutti «i tratti dell'avvenire». E non è casuale che il suo ricordo colga una figura dell'infanzia «nel ruolo del veggente che predice il futuro». Proust presta attenzione al risuonare del passato, Benjamin a ciò che anticipa un futuro che, nel frattempo, è diventato a sua volta passato. A differenza di Proust, Benjamin non vuole liberarsi della temporalità, non vuole osservare le cose nella loro essenza astorica ma aspira all'esperienza e alla conoscenza storica. 




























28 settembre 2017


1943 - Le Quattro Giornate di Napoli

 Napoli in Rivolta contro l'occupazione nazista





Il 28 settembre del 1943 il popolo napoletano insorge contro l'esercito tedesco che occupa la città  dopo l'armistizio dell'8 settembre.
Tutta la popolazione si batte con fucili, pietre, bottiglie di benzina, oggetti domestici e altre armi improvvisate. i combattimenti dureranno per quattro giorni concludendosi il 1 ottobre con la cacciata dei tedeschi.

Il colonnello Walter School assunto il comando delle forze armate occupanti in città proclamò il coprifuoco e dichiarò lo stato d'assedio.




Dopo la fucilazione di 8 prigionieri di guerra avvenuta in via Cesario Console e gli spari di un carro armato contro gli studenti e contro alcuni marinai e finanzieri italiani in piazza Bovio, davanti al palazzo della Borsa, sempre il 12 vi fu un episodio che scosse particolarmente il sentimento popolare: sulle scale della sede centrale dell'Università avvenne l'esecuzione di un marinaio ventiquattrenne, Andrea Mansi, nato a Ravello.
Il 23 settembre intanto, una nuova misura repressiva adottata dal colonnello Walter Scholl prevedeva lo sgombero (entro le ore 20 dello stesso giorno) di tutta la fascia costiera cittadina sino ad una distanza di 300 metri dal mare; in pratica circa 240.000 cittadini furono costretti ad abbandonare in poche ore le proprie case per consentire la creazione di una "zona militare di sicurezza" che sembrava preludere alla distruzione del porto.

Quasi contemporaneamente, un manifesto del prefetto intimava la chiamata al servizio di lavoro obbligatorio per tutti i maschi di età compresa fra i diciotto e i trentatré anni, in pratica una deportazione forzata nei campi di lavoro in Germania. Il risultato sperato dai tedeschi non fu però ottenuto e alla chiamata risposero soltanto 150 napoletani sui previsti 30.000, il che determinò Walter Scholl a decidere di inviare ronde militari per la città per i rastrellamenti e la fucilazione immediata degli inadempienti. Fu affisso in città un nuovo proclama del Comando Militare Germanico.
L'insurrezione popolare fu allora inevitabile, i cittadini furono chiamati a scegliere tra la sopravvivenza e la morte o la deportazione forzata in Germania e ormai, spontaneamente in ogni punto della città, persone di ogni ceto sociale e di ogni occupazione, andavano riversandosi nelle strade per organizzarsi e imbracciare le armi. Si unirono a loro anche molti dei soldati italiani che solo pochi giorni prima si erano dovuti dare alla macchia. Già dal 26 settembre una folla disarmata e urlante si scatenò contro i rastrellamenti tedeschi, liberando i giovani destinati alla deportazione.

Più di trecento napoletanti persero la vità per la liberazione della propria città.
La città di Napoli riceverà la medaglia d'oro al valor militare.
Napoli fu la prima fra le grandi città europee ad insorgere con successo contro l'occupazione tedesca.



"GENNARINO"

Lo "scugnizzo" eroe




Uno dei protagonisti delle quattro giornate fu senza dubbio Gennaro Capuozzo, all'epoca dei fatti appena dodicenne. Orfano di padre lavorava come apprendista per mantenere la famiglia. Al pari di molti altri napoletani dopo le violenze che caratterizzarono la breve ma feroce occupazione della città, decise di aderire all'insurrezione cominciata dopo il tentativo dei soldati tedeschi di deportare migliaia di napoletani nei campi di lavoro oltreconfine. Gennaro insieme ad alcuni compagni fu protagonista di una delle azioni più audaci di quei giorni, l'assalto ad un convoglio tedesco scortato da un blindato e la cattura di diversi soldati nemici.
Il 29 settembre il ragazzo armato di bombe a mano e mitraglia combatté nella battaglia di Santa Teresa degli Scalzi, e proprio mentre lanciava una granata sui tedeschi fu dilaniato dall'esplosione di una bomba tirata dal nemico.
Morì sul colpo, diventando il più giovane caduto in combattimento durante le quattro giornate.
Il giorno seguente il colonnello Schöll abbandonò la città dopo aver negoziato la ritirata con i capi dell'insurrezione che in cambio della liberazione degli ostaggi lasciarono passare le colonne tedesche.
Napoli era libera.




                                                             Tre "scugnizzi" armati











Lapide all'ingresso del Palazzo della Borsa che ricorda l'uccisione di quattro marinai e finanzieri, il 12 settembre 1943, ad opera di soldati tedeschi.









Altri riferimenti:

"Le quattro giornate di Napoli", diretto da Nanni Loy (1962), guarda qui un pezzo del film



    26 settembre 2017


    “Abbey Road” dei Beatles compie 48 anni




    Da sinistra a destra: 
    George Harrison (chitarra solista, voce, Hammond, harmonium e percussioni), Paul McCartney (basso, voce, pianoforte elettrico e acustico, Hammond, sintetizzatore e percussioni), Ringo Star (batteria, percussioni, cori, pianoforte, timpani e voce in "Octopus's Garden) e infine John Lennon (voce, chitarra ritmica, pianoforte elettrico e acustico, Hammond, sintetizzatore, tamburello e maracas).




    Il 26 settembre del 1969 usciva il capolavoro finale dei Fab Four, nato nella confusione nella tensione dei loro ultimi giorni insieme prima dell'addio.Il successivo "Let It Be" (pubblicato nel maggio del 1970) contiene infatti brani registrati in precedenza, nel gennaio 1969.
    I Beatles si dedicano alla registrazione del loro nuovo disco, con George Martin che prenota gli studi di Abbey Road per i mesi di luglio e agosto.

    Quella di Abbey Road è una copertina delle più celebri e citate della storia della musica rock/pop. È l'unica copertina di un disco dei Beatles dove non compaiono né il titolo, né il nome del gruppo. Vi immortalano i Beatles intenti ad attraversare un passaggio pedonale di Abbey Road, la via di Londra dove si affacciano gli Abbey Road Studios, nei quali i Beatles incisero per tutta la loro carriera.

    Il fotografo Iain McMillan verso mezzogiorno dell'8 agosto 1969, in bilico su una scala in mezzo alla strada, immortalò i Beatles che andavano avanti e indietro lungo le strisce pedonali.




    "È UN DISCO FELICE, PROBABILMENTE PERCHÉ TUTTI SAPEVAMO CHE SAREBBE STATO L’ULTIMO" 

                                                                                                                             GEORGE MARTIN


    Curiosità:

    Diversi elementi in questa foto contribuirono ad alimentare la leggenda della morte di Paul McCartney:

     In testa al gruppo c'è John Lennon, vestito di bianco, che dovrebbe rappresentare il gran sacerdote, ministro del culto.

     A seguire Ringo Starr completamente vestito di nero, il portatore della bara.

    Paul, terzo a seguire nella fila, è la salma, l'unico scalzo ad attraversare la strada, nel Regno Unito i morti vengono sepolti scalzi, e fuori passo.

    ↠ In ultimo George Harrison vestito tutto in jeans è colui che scaverà la fossa.

     La targa LMW 281F del maggiolino parcheggiato sulla sinistra indicherebbe "Linda McCartney Widow" (Linda McCartney vedova) oppure "Linda McCartney Weeps" (Linda McCartney piange) e che Paul avrebbe 28 anni se fosse stato ancora vivo.

    Paul, mancino, tiene una sigaretta nella mano destra.

    Sul lato opposto un grosso furgone nero parcheggiato ricorda un "Black Maria", di quelli utilizzati dalla Polizia mortuaria negli incidenti stradali.



    Lato A :                                                                                            Lato B:

    Come Together                                                                Here comes the Sun      
                                                                                             (Harrison)
    Something                                                                       Because
                                                                                            (Lennon-McCartney)
    Maxwell's Silver Hammer                                              You never give me your Money
    (Lennon-McCartney)                                                      (Lennon-McCartney)
    Oh! Darling                                                                     Sun King
    (Lennon-McCartney)                                                      (Lennon-McCartney)
    Octopus's Garden                                                           Mean Mr. Mustard
                                                                                            (L-Mc)
    I Want You (She's so Heavy)                                          Polythene Pam
    (Lennon-McCartney)                                                     (L-Mc)
                                                                                            She came in through the bathroom window
                                                                                           (L-Mc)
                                                                                            Golden Slumbers, Carry that Weight, The End
                                                                                            (L-Mc)
                                                                                            Her Majesty
                                                                                            (L-Mc)



        Abbey Road nel 1969









    Abbey Road Studios























    21 settembre 2017


    Fondazione Carlo e Marise Bo
    in collaborazione con
    Assessorato alla Cultura e il Comune di Urbino

    presenta

    Letture ad alta voce
    Scittori in esilio


    Venerdì, 29 settembre 2017, ore 17:00

    presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9 ( sede Fondazione Carlo e Marise Bo)

    Lettura: Centro Teatrale Universitario "Cesare Questa"

    Inaugurazione delle Letture ad alta voce


    Henryk Sienkiewicz
    "Il guardiano del faro"


     





    "La menzogna, come l'olio, galleggia sulla superificie della verità"










    Henryk Adam Aleksander Pius Sienkiewicz nasce a Wola Okrzejska, nella Polonia dell'Est il 5 maggio 1846.
    Abbandonati gli studi di Medicina e Filologia nel 1869 decide di dedicarsi al giornalismo.


    È l'autore del celebre romanzo "Quo Vadis ?", per il quale ha ricevuto nel 1905 il Premio Nobel per la Letteratura. 


    durante la sua vita ha compiuto numerosi viaggi all'estero, andò infatti in Russia, Germania, Francia, Svizzera, Grecia, Turchia, Egitto, India, Stati Uniti ed Italia, paese in cui tornava sempre volentieri e che considerava quasi una seconda patria.
    Fu l'Italia, inoltre, a dargli lo spunto per la sua opera più famosa, "Quo Vadis ?". Preso domicilio a Roma nel 1893 all'hotel in via Bocca di Leone, ebbe come guida il pittore polacco Henryk Siemiradzki, che viveva là da molti anni.

    Muore in Svizzera, dov’era fuggito a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, a Vevey, il 16 novembre 1916, all'età di 70 anni.


    19 settembre 2017


    Accadde Oggi - 19/09/1985








    Muore nella notte, a Siena, lo scrittore Italo Calvino. Partecipa alla guerra partigiana narrando tale esperienza ne ‘’Il sentiero dei nidi di ragno’’. Politicamente impegnato nel Partito Comunista Italiano, se ne dissocia dopo i fatti d'Ungheria. Tra i suoi capolavori la trilogia degli antenati, “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente”, poi “Le città invisibili’’, “La giornata di uno scrutatore”, “Lezioni americane”.









    Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de Las Vegas, presso l'Avana (Cuba).

    Il primo contatto con la letteratura avviene all'età di dodici anni, quando gli capita fra le mani il primo ed il secondo "Libro della giungla" di Kipling.
    Si diletta anche a leggere riviste umoristiche, cosa che lo spinge a disegnare lui stesso vignette e fumetti. In quegli anni si appassiona al cinema, un amore che durerà per tutta la sua adolescenza.

    Tra i sedici ed i venti anni scrive brevi racconti, opere teatrali ed anche poesie ispirandosi a Montale, suo poeta prediletto per tutta la vita.

    Sarà grazie ai rapporti personali e all'amicizia con il compagno di liceo Eugenio Scalfari, invece, che in lui emergeranno interessi più specificatamente politici.

    In seguito insieme al fratello si arruola e combatte per venti mesi uno dei più aspri scontri tra partigiani e nazifascisti.

    Nel 1946 comincia a gravitare attorno alla casa editrice Einaudi, vendendo libri a rate. Su esortazione di Cesare Pavese e del critico Giansiro Ferrata, si dedica alla stesura di un romanzo che conclude negli ultimi giorni di dicembre; è il suo primo libro, "Il sentiero dei nidi di ragno", una ricognizione appunto del periodo bellico e del mondo partigiano.


    Dal 1° gennaio 1950 Calvino viene assunto da Einaudi come redattore stabile: si occupa dell'ufficio stampa e dirige la parte letteraria della nuova collana "Piccola Biblioteca Scientifico-Letteraria". Sarebbero stati proprio Vittorini , Pavese e Calvino, fra l'altro, a creare quei risvolti di copertina che sono diventati uno stile nell'editoria italiana.

    I fatti di Ungheria e l'invasione della Russia Comunista nell'inquieta Praga, provocheranno il distacco dello scrittore dal Pci conducendolo progressivamente a rinunciare ad un diretto impegno politico.

    In questi anni scrive "Il visconte dimezzato", "Il barone rampante", "Il cavaliere inesistente", "Marcovaldo"
    Esce nel frattempo il volume "Le Cosmicomiche" 1964, a cui segue nel 1967 "Ti con zero", in cui si rivela la sua passione giovanile per le teorie astronomiche e cosmologiche.

    L'inclinazione fantastica, costante di tutta l'opera di Calvino, rappresenta comunque la corda più autentica dello scrittore. In molte delle sue opere, infatti, egli infrange una regola ferrea della vita (e di gran parte della letteratura) che vuole da una parte la realtà, dall'altra la finzione. Calvino, invece, spesso mescola i due piani, facendo accadere cose straordinarie e spesso impossibili all'interno di un contesto realistico, senza perdere colpi né sull'uno né sull'altro versante. Una delle sue caratteristiche è quella di saper mantenere nei confronti della materia trattata, un approccio leggero, trattenuto dall'umorismo, smussandone gli aspetti più sconcertanti con un atteggiamento quasi di serena saggezza.

    Nel 1982 alla Scala di Milano viene rappresentata "La vera storia", opera scritta insieme al già ricordato compositore Luciano Berio.

    Ricoverato all'ospedale Santa Maria della Scala di Siena, Italo Calvino muore il 19 settembre 1985, all'età di 61 anni, colpito da un'emorragia celebrale.



    “Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”
                                                                  
                                                                                                                      (da "Il visconte dimezzato")

    “Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.”

                                                                                                                      (da "Il barone rampante")

    “L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”

                                                                                                                      (da "Il cavaliere inesistente")


     


    Non solo libri...

    Calvino partecipava, contribuendo alla scrittura di testi, a quel gruppo di musicisti, letterati e poeti chiamato Cantacronache, creato da diverse diverse personalità del panorama culturale italiano, tra cui: Michele Straniero, Luciano Berio, Fausto Amodei, Gianni Rodari, Umberto Eco, Piero Santi, Margot Galante Garrone e soprattutto Sergio Liberovici (già collega di Calvino durante l'esperienza al giornale L'Unità) che musicherà buona parte delle opere calviniane.
    I Cantacronache nacquero con il preciso intento di scrivere canzoni pop e musicalmente "leggere" ma intrise di contenuti sociali e politici, sul modello del cantautorato già presente in Francia e in Germania.
    Tra i brani più conosciuti dell'esperimento culturale che Calvino portò avanti dalla fine degli anni '50 con Cantacronache c'è il brano "Oltre il ponte" prodotto dalla Albatros di Armando Sciascia (già fondatore de I dischi dello Zodiaco) che nella versione originale è cantata da Pietro Buttarelli, ma negli anni è stata ripresa da molti artisti, tra i quali i Modena City Ramblers (clicca per videoclip).
    I testi utilizzati dai Cantacronache erano ispirati dai movimenti culturali avanguardisti ma soprattutto dalle azioni di lotta popolare ed emancipazione che si tenevano in quegli anni nelle fabbriche, piazze, università e scuole italiane, mostrando solidarietà ed aiuto diretto alle fasce più deboli in cerca di riscatto.
    Calvino, insieme all'intero collettivo Cantacronache è stato fondamentale per la nascita di una generazione di musicisti -meglio, di cantautori- tra cui De André, De Gregori e Guccini. Un'influenza che in alcuni casi è assolutamente evidente anche a livello testuale, come ad esempio ne "La guerra di Piero" di Fabrizio De André:

    De André, La guerra di Piero, 1964: «Lungo le sponde del mio torrente/ Voglio che scendano i lucci argentati/ Non più i cadaveri dei soldati/ Portati in braccio dalla corrente».

    Calvino, Dove vola l’avvoltoio, 1958: «Nella limpida corrente/ Ora scendon carpe e trote/ Non più i corpi dei soldati/ Che la fanno insanguinar».


    Curiosità :

    A Italo Calvino sono stati dedicati il pianetino n. 22370 scoperto dall'Osservatorio Bassano Bresciano e il cratere Calvino, di 68 km di diametro, sul pianeta Mercurio.