27 aprile 2017

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta: Pirsig e il suo doppio


Ci ha lasciati tre giorni fa Robert Pirsig, autore segnante della controcultura americana e di un’intera generazione, conosciuta come Me Generation, di baby boomers cresciuti. Una cultura giovanile che poggiava sull’urgenza di ritrovare se stessi, sul rovesciamento dei valori delle generazioni precedenti, a cominciare da quella della Grande Depressione, il cui cardine era un’idea di lavoro come di puro sacrificio. Una generazione di giovani rivolti al benessere, all’etica, alla realizzazione di sé che molti oggi etichettano come movimento New Age. Non sono pochi ad aver definito – erroneamente – Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta  un romanzo new age, declassandolo quindi a libro superato, di facile misticismo.

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, uscito negli Stati Uniti nel 1974 (la prima edizione italiana Adelphi è del 1981) si muove invece su due piani: è innanzitutto la storia autobiografica di Pirsig che parte in moto con suo figlio Chris e altri due amici al seguito, muovendosi dalle Pianure Centrali americane verso nord-ovest. Ed è la storia di Fedro, uomo dalla “misteriosa intelligenza solitaria” e alter ego dello scrittore, mondo che Pirsig decide di esplorare perché “non parlare di lui, ormai, sarebbe fuggire qualcosa che non dovrei fuggire affatto”.  Pirsig entra nell’universo-Fedro attraverso dei Chautauqua, delle autointrospezioni che prendono il nome dai Chautauqua ambulanti che attraversavano l’America in largo per portare sotto ad ampi tendoni una forma di dialogo costruttivo che coinvolgesse i locali, un certo tipo di cultura popolare che doveva illuminare l’ascoltatore. Una sorta di analisi psicologica, questa, che oscilla tra il fittizio e il reale e ci consente di vedere oltre il romanzo, fino alla biografia dell’autore – mai come in questo caso imprescindibile – e a quel passaggio, doloroso, della vita di Pirsig, quando negli anni ’60 fu diagnosticato come schizofrenico e  che sembra coincidere con la storia di Fedro, professore di filosofia che soffre di forti crisi nervose tanto da essere sottoposto all’elettroshock. I Chautauqua fungono da scoperta e svelamento del doppio. 

Lo Zen è però anche l’allegoria del sentiero in senso emersoniano, della strada, cioè, ancora da tracciare e di una via nuova e necessaria, imprescindibile per l’individuo, e che si svela – proprio come la figura di Fedro – solo lentamente, solo in itinere:

“Montagne come queste, con i loro viaggiatori e le loro vicende, si ritrovano non solo nella letteratura Zen ma anche nei racconti di tutte le grandi religioni. L’allegoria della montagna fisica per quella spirituale che si erge tra ogni anima e la sua meta è una delle più facili e naturali. Come quelli che ci siamo lasciati dietro nella valle, la maggior parte degli uomini sta a guardare le montagne spirituali per tutta la vita e non ci si avventura mai, accontentandosi di ascoltare quelli che ci sono già stati, e risparmiandosi così ogni avversità. Alcuni vanno sulle montagne accompagnati da guide esperte, altri si sforzano di trovare da soli la loro via. Pochi di questi ultimi hanno successo, ma talvolta qualcuno, aiutato dall’ostinazione, dalla fortuna e dalla grazia, ce la fa.”

  

                                                                               (Cecilia Monina)


11 aprile 2017

Trent’anni senza Primo Levi












Primo Levi si diceva “fisiologicamente incapace di odiare” ed è  alla luce di questa affermazione che dovremmo leggere il ruolo testimoniale della sua opera. Uno dei cardini della sua vita fu piuttosto la necessità di capire, di interrogarsi e trovare risposte su quanto accaduto a partire dall’internamento a Fossoli, il campo per ebrei poco distante da Carpi, e dall’esperienza del lager, da quel Febbraio del 1944 che segnò l’inizio della sua deportazione presso Buna-Monowitz, campo satellite di Auschwitz.  Se questo è un uomo, indubbiamente il suo lavoro più noto, è sì il frutto della sopravvivenza, ma anche del bisogno primigenio di documentare ed esorcizzare l’orrore. È un libro dettato dall’urgenza del racconto e ha l’efficacia del disegno dal vero; Levi riporta la realtà per quella che era, crudele e inspiegabile come “un’offesa, la demolizione di un uomo”.

Rifiutato da alcuni grandi editori e pubblicato per la prima volta nel 1947, in 2500 copie, dalla casa editrice De Silva, ci volle quasi un decennio perché il libro venisse ristampato da Einaudi e considerato necessario per la nostra identità culturale. Scritto subito dopo l’esperienza, quasi con la furia e l’impellenza di rendere “gli altri partecipi”, Se questo è un uomo pone già le basi per La tregua , pubblicato sedici anni più tardi, che Calvino definì “il libro del ritorno, odissea dell’Europa tra guerra e pace”. Nelle pagine conclusive di questa seconda opera che nel 1963 valse a Levi il premio Campiello, è presente una cartina geografica, un tracciato che congiunge Auschwitz a Torino secondo un sentiero tortuoso di linee continue che intrecciano sette diversi paesi. 

E se in Se questo è un uomo gli unici protagonisti sono i prigionieri del campo, cioè i suoi compagni che “popolano la mia memoria della loro presenza senza volto”, La tregua ha invece personaggi dai tratti ben delineati: Mordo Nahum, il greco ebreo di Salonicco  dall’aspetto “insieme rapace ed impedito, quasi di uccello notturno sorpreso dalla luce, o di pesce da preda fuori del suo naturale elemento”, oppure Cesare, il commerciante romano con cui Levi era andato a vendere una cosciuletta (storpiatura di ‘koszula’, camicia in polacco) al mercato di Katowice. Lo sguardo è quello riflessivo, che tende a soffermarsi sulla collettività, sul destino beffardo di chi è stato prigioniero del lager ed è ora e ancora vittima di una seconda interminabile peregrinazione lungo l’Europa ferita dalla guerra, nel tentativo di tornare a casa, di riprendere la vita coi suoi rituali quotidiani.

Ma Primo Levi non è solo lo scrittore-testimone del Novecento, non solamente l’autore che con lucidità e distacco rielaborò l’esperienza della Shoah nel saggio I sommersi e i salvati (titolo che aveva pensato originariamente per Se questo è un uomo), arrivando alla conclusione che quanto avvenuto potrebbe accadere di nuovo nella sua ineluttabilità.
Primo Levi parlò anche di letteratura come di destino preordinato dell’individuo,  e lo fece con una dichiarazione poetica, con un libro-manifesto che gli fu suggerito da Giulio Bollati e che oggi è collocato in apertura al volume II delle OpereComplete (a cura di Marco Belpoliti) col titolo La ricerca delle radici. 

Si tratta di una antologia personale che raccoglie i modelli letterari dello scrittore, una proposta di itinerario ideale tra i testi che lo hanno formato, un tentativo di riordinare letture spesso dettate da casualità o istinto. Levi sostiene che la ricerca delle proprie radici è “opera notturna e viscerale”, è un modo di scavare nell’inconscio alla scoperta delle ragioni che hanno condotto a prediligere uno o un diverso autore pur consci di non poter giungere a una risposta univoca o a una soluzione e si accosta alla stesura di questa antologia, di questi “cappelli” che dovrebbero giustificare le sue scelte, con la curiosità di scoprirsi, e tracciando di sé il più autentico autoritratto che di lui ci resta:

«Quanto delle nostre radici viene dai libri che abbiamo letti? Tutto, molto, poco o niente: a seconda dell’ambiente in cui siamo nati, della temperatura del nostro sangue, del labirinto che la sorte ci ha assegnato. Non c’è regola.»
                                                                                                              

(Cecilia Monina)
                                                                                                                
                                                                                                                                                                                                                                                                                     

4 aprile 2017

Conferenza: Fenomeni immigratori: implicazioni di carattere sanitario


Per il ciclo "L'integrazione in Europa"


il 5 aprile 2017, alle ore 17.00 
presso Palazzo Passionei Paciotti, Via Valerio 9 Urbino



il prof. Giorgio Brandi 
(DISB, Dipartimento di Scienze Biomolecolari)

e il dott. Augusto Liverani 
Dirigente medico Distretto Sanitario Urbino-Urbania


terranno una conferenza sul tema:

Fenomeni immigratori: implicazioni di carattere sanitario





La Fondazione Bo Vi aspetta numerosi

30 marzo 2017

Presentazione del volume "Pasolini oggi"


La Fondazione Carlo e Marise Bo è lieta di invitarvi, oggi giovedì 30 marzo alle ore 17.00, alla presentazione del volume Pasolini oggi. Fortuna internazionale e ricezione critica, a cura di A. Felice, A. Larcati e A. Tricomi.

Interverranno Angela Felice, Antonio Tricomi e Gualtiero De Santi. Moderatore: Salvatore Ritrovato.





17 marzo 2017

"DONNA E POESIA"

Oggi la biblioteca ricorda con grande entusiasmo la poesia, in particolar modo la poesia latino-americana e non con i soliti "Poeti" , questa volta si parlerà di Poetesse.
Poetesse che hanno cambiato l'itinerario storico letterario della letteratura Ispano-americana e non solo .
Donne che hanno lottato per affermare i propri diritti, donne coraggiose e forzute come gli steli di un fiore, anche se reciso fino alla radice, torna in vita , rinasce e prevale mostrando la sua bellezza e delicatezza.

Ne ricordiamo alcune :

Claribel Alegria (Nicaragua,1924),.
E' una poetessa, giornalista, scrittrice e traduttrice nicaraguense, autrice anche di alcuni saggi. E' considerata la maggiore esponente della "Letteratura del Centro America".

Tra le sue raccolte di poesie segnaliamo:Anillo de Silencio (1948), Vigilias (1953), Acuario (1955),Huésped de mi tiempo (1961),vía única(1965),Aprendizaje (1970),Pagaré acobrar (1977), Poesía viva (antología,1983),Umbrales(1997),Mitos y delitos (2008).


"ARS POÉTICA" 
Yo, 
poeta de oficio,
candenada tantas veces
a ser cuervo
jamás me cambiaría
por la Venus de Milo:
mientras reina en el Louvre
y se muere de tedio
y junta polvo 
yo descubro el sol 
todos los días
y entre valles 
volcanes 
y despojos de guerra 
avizoro la tierra prometida.

Stella Díaz Varín (Cile,1926-2006)
E' stata una poetessa cilena della generazione degli anni 50. Il suo stile profondo e filosofica, così come la sua controversa personalità, ha segnato la poesia cilena. Dopo il golpe militare del 1973 ha dovuto subire la repressione e l'emarginazione. Ha pubblicato i libri "Razón de mi ser"(1949),"Sinfonia del Hombre fósil"(1953),"Tiempo, medida imaginaria"(1959),"Los dones previsibles"(1996) e tante altre.


  " LA PALABRA"
  
 Una sola  será mi lucha                                         
Y mi triunfo;
Encontrar la palabra escondida
aquella vez de nuestro pacto secreto
a pocos días de terminar la infancia.
Debes recordar
dónde la guardaste.
Debiste pronunciarla siguiera una vez..
Ya la habría encontrado
Pero tienes razón ese era el pacto.
Mira cómo está mi casa,desarmada.
Hoja por hoja mi casa, de pies a cabeza.
Y mi huerto, forado permanente 
Y mis libros cómo mi huerto,
Hojeado hasta el deshilache
Sin termina a la busqueda y el tiempo.
Vencida y condenada
Por no hallar la palabra que escondiste.



Alexandra Pizarnik (Buenos Aires 1936-1972)

Considerata una delle maggiori poetesse dell'America Latina, la sua influenza è stata enorme per le nuove generazioni di scrittori.
Tra i suoi libri si ricordano:"Tierra más ajena"(1955) , "La  última inocencia"(1956), "Los trabajos y las noches"(1965),"El infierno musical"(1971), "Extracción de la piedra de la locura"(1968) e tante altre opere.

15 marzo 2017

Oscar Hahn: il poeta del "fantastico"




   
   Nasce il 5 luglio del 1938 a Iquique (Chile). E' un poeta, saggista e critico letterario chileno, parte integrante della generazione letteraria degli anni '60-'70.

Hahn ha ricevuto una buona educazione ed istruzione presso il "Colegio  Salesiano Don Bosco"e  nel "Liceo de Hombres" di Iquique, città dalla quale si separerà all'età di 13 anni.
Un giorno presso la  biblioteca del suo liceo lesse un libro di scrittori e poeti medievali spagnoli che avevano tracciato il profilo letterario della letteratura europea, autori che parlavano della morte e di tutto ciò che la rendeva  mistica.
Con questa scoperta o meglio rivelazione Hahn si inoltra verso la poesia e verso il tema della morte.
Inizia a scrivere sin da giovane e nel 1961 pubblica "Esta rosa negra", vincendo il premio Alerze.
Nel 1971 fece un viaggio a Iowa (Usa) dove consegui un master in Letteratura. Dopo due anni trascorsi lontano dalla sua amata terra ritorna con l'intento di rimanervi. Insegna per un breve periodo nella sua Alma Mater.
Tutto cambiò l'11 settembre del 1973, quando in Chile si instaura la dittatura di Augusto Pinochet. In quello stesso anno il poeta e incarcerato presso il "Carcere de  Arica", recuperando poi la "sua " libertà per motivi di studio.
Ritornando nuovamente negli Stati Uniti, consegue un dottorato all'Università del Maryland fino al 1977; nello stesso anno é nominato professore di letteratura spagnola all'Università di Iowa.
Nel 1981 contina a scrivere poesie, pubblicando nel 1982 "Mal de amor"che fu immediatamente censurata perchè considerata irrispettosa nei confronti della Vergine Maria.
Successivamente pubblicherà;
  • Arte de morir 
  • Versos robados 
  • Apariciones profanas
  • En un abrir y cerrar de hojos 
  • Pena de vida 
  • La primera oscuridad
  • Espejos comunicantes 
Hahn ha ricevuto innumerevoli premi, tra questi ricordiamo :Il premio Altazar (2002),Il premio Casa de America, Spagna(2006),Il premio José Lezama Lima (2008),Il premio Iberoamericano di Poesia Pablo Neruda(2011),Il premio Nazionale di Letteratura(2012) .

E' considerato una delle voci più importanti della poesia latinoamericana.
Tra le righe delle sue poesie si può notare un ampio raggio di temi tanto da essere considerato il poeta del fantastico, un poeta originale e lucido, in quanto il medesimo amalgama la forma classica e le nuove forme di linguaggio creando un'unica opera.
I temi trattati nelle sue poesie (morte, amore e guerra) vengono affrontati in maniera illusionista, fondendosi fino ad arrivare alla perfezione assoluta.

Ecco qui alcune poesie di Oscar Hahn :


TORRES GEMELAS

Estrellaste tu avión contra mi torre
y yo mi avión contra la tuya
Eso fuimos los dos:
torres gemelas que se desplomaron 
torres en llamas que se hicieron escombros 
Y ni siquiera habrà un monumento 
a la memoria de nuestro amor:
solamente un terreno baldío
y una nube de polvo


HUESO

Curiosa es la persistencia del hueso
su obstinación en luchar contra el polvo
su resistencia a convertirse en ceniza
La carne es pusilánime
Recurre al bisturi a ungüentos y a otra máscaras
que tan sólo maquillan el rostro de la muerte 
Tarde o temprano serà polvo la canre
castillo de cenizas barridas por el viento 
Un dia la picota que excava la tierra 
choca con algo duro: no es roca ni diamante
 es una tibia un femur una cuantas costillas 
una mandibula que alguna vez habló
y ahora vuelve a hablar
Todos los huesos hablan penan acusan 
alzan torres contra el olvido
trincheas de blancura que brilla en la noche 
El hueso es un Héroe de la resistencia



LOLITAS

Somos lo viejos locos
los viejos que nos acostamos
con muchacha 40 años menores que nosotros
los que tratamos de ignorar a la muerte 
come si fuera una amante de otra época 
a la cual ya no quisieramos ver
y cruzamos muy rapido a la acera de enfrente 
donde está la ninfa esperándonos 
senos duros pezones rosados
y labios de la vulva frescos y rojos 
no el sexo seco de la muerte 
esa fruta que ya no da jugo 
Y nos arregalamos en la vetrina de una tienda
donde ahora vemos nuestra cara arrugada
el pelo escaso computadoras y teléfonos celulares 
y el reflejo de la muchacha que nos sonríe
con la guadaña en la mano 





S.Caruso











10 marzo 2017

Un libro senza confini

La "dichiarazione di Barcellona" riunisce 21 paesi e prevede la libera circolazione delle idee e l'eliminazione delle tariffe che rallentano il fatturato tra il 5 e il 10%.

Il libro non può avere ostacoli, di nessun tipo: amministrativo, tariffario, di tassazione o altro, questo è il modo migliore per garantire la libera circolazione delle idee e la libertà di espressione.
Questa è la filosofia della Declaracion messa in atto a Barcellona ieri e che  ha già lanciato un gruppo di editori latinoamericani, che raggruppa tutte le camere e le associazioni di editori provenienti da 21 paesi (inclusi Portogallo e Brasile) e che pensano di arrivare al prossimo congresso dei capi di stato e di governo dell'organizzazione degli Stati Americani .

Il giorno scelto (il 12 Ottobre in occasione della celebrazione della festa de la "Hispanidad",ovvero il giorno della festa nazionale spagnola) per portare avanti questa idea di Declaracion e lo scenario perfetto della "festa del libro"che si celebrerà fino a venerdì nella capitale catalana non poteva essere giorno più adatto e simbolico.[...]


[...] Non si tratta di regolare i contenuti , ma anche per mantenere i limiti alla libertà di espressione: forse non vi è alcuna censura ufficiale nel continente  ma è chiaro che in paesi come Venezuela o Cuba si mantiene una certa vigilanza,precisa Daniel Fernandez , membro della GIE come presidente della Federazione delle Gilde di Spagna Editori, promotore dell'iniziativa. A Cuba , questa affermazione colpisce in pieno: mantiene ancora un notevole controllo ideologico sui libri anche se a volte non si rispetta il diritto d'autore
Quindi è nel GIE "come una nuvola"  non completamente integrata; a poco a poco entreranno nelle leggi di mercato , spiega Fernandez.

[..] Ieri alcuni esperti hanno ufficialmente espresso che vi è un fatturato del 5 e del 10 % di libri in lingua castigliana  che porterebbe l'attuazione  della "dichiarazione di Barcellona".
Il settore editoriale spagnolo sarebbe il più beneficiato.

Javier Celaya, fondatore del sito di tendenza Desdoce.com, ha presieduto una riunione sui modelli  digitali del libro, concludendo che l'ebook si sta diffondendo più in America-latina e negli Stati Uniti che in Spagna[...]






(Parzialmente tradotto da un articolo di Carles Geli :"Los editores iberoamericanos piden un libro sin fronteras", 21.ottobre 2016.El Pais. Traduzione di S.Caruso)