20 febbraio 2018

Accadde oggi: Filippo Tommaso Marinetti pubblica il "Manifesto del Futurismo"

Il Futurismo



Il Futurismo è un movimento artistico e letterario sorto in Italia nei primi decenni del Novecento (1909-1944). Tra le avanguardie che si sviluppano in questo secolo , esso è senza dubbio quella che più di ogni altra ha coltivato sentimenti di rinnovamento, di ribellione nei confronti della tradizione, di fiducia incondizionata verso le possibilità offerte dal futuro e dalle sue innovazioni tecniche.

Il Futurismo pone al centro della propria ricerca il binomio arte-vita e persegue l'ideale di opera d'arte che sia in grado di superare i confini tradizionali del quadro o della statua, che riesca a coinvolgere tutti i campi della ricerca intellettuale ( pittura, architettura, fotografia, musica, teatro, danza, poesia, ecc).

Uno dei punti chiave del movimento futurista è l'esaltazione del moderno in quanto La Belle Epoque , i cui limiti cronologici vanno dalla fine dell'Ottocento alla Prima Guerra Mondiale, vede un susseguirsi di scoperte scientifiche ed invenzioni tecniche che mutano radicalmente e in modo veloce la concezione della vita in città: l'introduzione dell'automobile, dell'elettricità, della rete ferroviaria, insieme allo sviluppo e all'espansione dell'industria, infatti creano, secondo i futuristi, l'urgenza di rifondare alcuni modelli estetici sulle nuove percezioni e concezioni dell'esistenza e di ripensare a nuove modalità di linguaggio per le generazioni future, destinate a vivere in un' epoca caratterizzata da una profonda rottura con i valori del passato. Cultura del passato considerata come noiosa, borghese e sorpassata.



Il Manifesto del Futurismo



Il Manifesto del Futurismo è stato pubblicato su Le Figaro il 20 Febbraio 1909 con il titolo "Le Futurisme" da Filippo Tommaso Marinetti, ma era stato inviato in forma di volantino a vari intellettuali e scrittori italiani e già pubblicato il 5 febbraio sulla "Gazzetta dell'Emilia".

Questo Manifesto descrive l'identità del gruppo futurista e i suoi propositi.
Dunque fiducia incondizionata nel progresso, nella tecnologia, nella capacità dell'uomo di dominare la natura, di determinare il corso della storia.

Lo scopo della pubblicazione del Manifesto in lingua francese sulla prima pagina del giornale "Le Figaro"da parte di Marinetti e compagni era quello di cercare degli interlocutori, intellettuali in grado di accogliere e sostenere le loro proposte innovative all'estero prima ancora che in Italia, in modo tale che le loro azioni in patria, grazie alla diffusione all'estero, possano essere più efficaci.

In questo Manifesto si dichiara apertamente guerra al gusto e alla cultura classica, si afferma che l'opera d'arte deve celebrare la velocità e deve colpire lo spettatore in modo violento, aggressivo. Ma all'interno di esso non viene fatto alcun riferimento su quali siano i mezzi espressivi adatti a perseguire questo scopo; infatti questo verrà poi più affrontato nel campo della pittura.




Sharon Cigna

16 febbraio 2018

Accadde oggi: ricorre l'anniversario della scomparsa di Giosuè Carducci.

Giosuè Carducci



Biografia

Giosuè Carducci nasce il 27 luglio 1835 a Valdicastello, in provincia di Lucca, da Michele Carducci, medico e rivoluzionario, e Ildegonda Celli, di origini volterrane. Il 25 ottobre 1838 la famiglia , a causa del concorso vinto dal padre per diventare medico di zona, si trasferisce a Bolgheri, un paesello della Toscana che grazie al poeta diventerà famoso in tutto il mondo. Il 28 aprile 1849 passò a Firenze, dove frequentò le scuole dei padri Scolopi, e quindi a Pisa dove si laureò in lettere all'età di ventun anni..
Gli anni 1857-1858 furono turbati da due gravi lutti: nel novembre 1857 morì il fratello Dante, non è chiaro se per suicidio o perché ucciso involontariamente durante una lite avuta con il padre, che morì a sua volta pochi mesi dopo. Nel 1859 sposa Elvira Menicucci . Nel 1860 ebbe la cattedra di eloquenza italiana all'Università di Bologna dove insegnò, tranne una breve parentesi, fino al 1904, anno in cui dovette lasciare l'insegnamento per motivi di salute.
Il decennio 1860-1870 è decisivo per la formazione ideologica e politica di Carducci : da un lato le vaste letture, dall'altro l'iscrizione alla massoneria per poi avere successivamente un atteggiamento filorepubblicano e giacobino. Negli anni successivi, con il mutare della realtà storica italiana, a Carducci la monarchia finì con l'apparire la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento.
La ritrovata fiducia nella monarchia gli valse nel 1890 la nomina a senatore del Regno, e nel 1906 fu insignito- primo italiano - del Premio Nobel per la Letteratura.
Morì a Bologna il 16 Febbraio del 1907.



Le idee e la poetica

Il Carducci, nel panorama letterario del Realismo, fu una figura isolata di poeta vigoroso che rifiutò energicamente il Romanticismo, soprattutto quello del secondo Ottocento.
Dal Positivismo ,invece, riprese l'idea che ragione e scienza dovevano servire all'uomo per comprendere la natura, distruggere le false credenze sovrannaturali e guidarlo alla conquista del progresso della libertà, della democrazia. Nacque con lui il nuovo Classicismo, che esaltava prima i valori morali e la virile concezione della vita, e poi aspirava anche alla perfezione poetica dello stile e del culto della bellezza. Ma nonostante il Carducci fu fieramente antiromantico, non fu immune al Romanticismo di cui scopriamo le tracce nella sua poesia: nel continuo dissidio tra sogno e realtà, nella contemplazione ideale della classicità, nel sentimento della morte, nel continuo e nostalgico risorgere degli affetti intimi, infine nello stesso suo amor di patria espresso nella maniera passionale dei grandi Romantici. Ma tuttavia compare nelle sue opere una profonda compostezza ed un atteggiamento quasi eroico.




Opere principali


  • "Juveniliaè una raccolta di cento poesie giovanili, scritte tra il 1850 e il 1860.
  • "Levia Gravia" , sono due volumetti, di 14 componimenti ciascuno, scritti tra il 1861 e il 1871.
  • "Giambi e Epodi" , comprende 31 poesie scritte tra il 1867 e il 1879. Il titolo si riferisce a due ritmi poetici usati dai poeti greco-latini, per un tipo di poesia aspra e satirica. 
  • "Rime Nuove" , è una raccolta di 105 poesie composte tra il 1861 e il 1887. E' l'opera più intima e umana di Carducci: visioni storiche, paesaggi e ricordi giovanili ne sono i principali motivi. Le poesie più famose della raccolta sono : il bove, San Martino , Pianto antico ecc.
  • "Odi barbare", è una raccolta di 57 poesie iniziate nel 1873 e pubblicate in tre riprese (1877, 1882, 1889) . Tra le poesie più note della raccolta troviamo: Alle fonti del Clitunno, Miramar, Alla vittora ecc.
  • "Discorsi letterari e storici", comprende 17 discorsi pronunciati nelle più svariate occasioni. 
  • "Rime e Ritmi", comprende 29 poesie scritte tra il 1887 e il 1898. Il titolo indica che sono compresi nella raccolta versi con ritmo italiano ( 16 rime ) e versi con ritmo "barbaro", cioè d'imitazione classica ( 13 ritmi ). I temi sono quelli tipici della poesia carducciana.




Sharon Cigna

14 febbraio 2018

Accadde oggi : Oscar Wilde e la prima rappresentazione al teatro di "The Importance of Being Earnest" .

Oscar Wilde


Breve Biografia

Oscar Fingal O' Flahertie Wills Wilde nacque a Dublino il 16 Ottobre 1854. Dopo gli studi classici al Trinity College di Dublino, frequentò l'università di Oxford, dove subì l'influsso delle idee estetiche di Walter Pater e John Ruskin. Spirito eccentrico e dandy di rara eleganza, cominciò a far parlare di sè negli ambienti mondani. 
Alla pubblicazione del primo volume di poesie nel 1881, seguì un fortunato ciclo di conferenze negli Stati Uniti. Tornato in Inghilterra, dopo aver trascorso un mese a Parigi Wilde si stabilì a Londra e nel 1884 sposò Constance Lloyd una facoltosa irlandese, un matrimonio quindi non dettato dal sentimento, ma semmai di facciata. Wilde è difatti omosessuale e vive questa condizione con enorme disagio, soprattutto a causa della soffocante morale vittoriana che dominava nell'Inghilterra del tempo. Questo matrimonio però non poteva durare a lungo e infatti, dopo la nascita dei suoi figli, si separa dalla moglie a causa dell'insorgere della sua prima vera relazione omosessuale.
Con gli anni, raccoglie però moltissimi successi come scrittore toccando in alcune sue opere tematiche importanti come lo sfruttamento sociale e sessuale delle donne o la corruzione politica. La società Vittoriana non approva questa "Comedy of manners" e difatti nel 1895 viene pocessato e incarcerato per la sua omosessualità. Condannato a due anni di lavori forzati, ne uscì finanziariamente rovinato e psicologicamente provato. Trascorse gli ultimi tristi anni di vita a Parigi sotto falso nome, e morì sempre a Parigi nel 1900.



Opere principali

Essendo la produzione di Wilde abbastanza ampia, risulta difficile soffermarsi sulla produzione di tutte le sue opere. Volendo però cercare di elencare quelle più importanti, tra le opere teatrali troviamo: 
  • "A Woman of No importance" (Una donna senza importanaza) del 1893; 
  • "An Ideal Husband" (Un marito ideale) del 1895;
  • "The Importance of Being Earnest " (L'importanza di chiamarsi Ernesto) del 1895;

Tra le sue opere di prosa troviamo invece:
  • "The Happy Prince and Other Stories" (Il principe felice e altri racconti) del 1888;
  • "A House of Pomegranates" (La casa dei melograni) del 1891;
  • " The Picture of Dorian Grey" (Il ritratto di Dorian Grey) del 1891;

Merita inoltre menzione l'opera " De profundis" (1897), opera scritta mentre Wilde si trovava in carcere e dove confessa le sue colpe passate.



The Importance of Being Earnest

Opera traducibile in italiano come "L'importanza di chiamarsi Ernesto" è una commedia teatrale in tre atti di Oscar Wilde, rappresentata per la prima volta a Londra il 14 febbraio 1895 ed è tutt'oggi tra le commedie più rappresentate al mondo.
Il protagonista della piéce teatrale è Jack Worthing, un uomo dalla doppia vita che vive in campagna con il suo vero nome conducendo una vita semplice per essere d'esempio a Cecily Cardew di cui è tutore e a Londra con il nome di Ernest dove conduce una vita brillante frequentando ambienti agiati e aristocratici. Oscar Wilde attraverso l'espediente dello sdoppiamento della personalità anticipa un tema che svilupperà ne "Il ritratto di Dorian Grey", dove il contrasto tra ciò che è apparente e ciò che è sostanza rappresenta anche la lotta infinita tra bene e male.
Per non destare sospetti nella giovane Cecily le ha fatto credere di avere a Londra un fratello spregiudicato e irresponsabile che si chiama Ernest. In questo straordinario gioco di equivoci e dello scambio di ruoli, Jack/Ernest corteggia Gwendolen Fairfaix cugina di Algernon che a sua volta si presenta nella casa dell'amico come Ernest il fratello spregiudicato di Jack e dove fa la corte a Cecily che è ben lieta di ricambiare le attenzioni riservatele.
Nel comporlo Wilde utilizza uno stile recitativo dei personaggi in quanto il loro scopo è quello di rimanere imperturbabili anche davanti ai paradossi più assurdi. Il titolo è di per sè un gioco di parole basato sulla parola " Earnest", che significa non solo serio ma anche zelante, fedele, e il nome Ernest, sul quale si basano tutte le ipocrisie, le menzogne e le falsità della commedia.
Lo scopo di Wilde era ovviamente fare una satira contro la falsa morale vittoriana e anche mostrare a suo modo il tema del doppio, anch'esso centrale in epoca vittoriana, durante la quale molte persone rispettabili conducevano una doppia vita, spesso nascosta.
Wilde inoltre inserì, in una commedia che sembra trattare i tipici temi del melodramma vittoriano, la figura del Dandy, una persona estremamente attenta alla propria apparenza e che pur apparendo molto immorale in un primo momento, alla fine si rivela al contrario dotato di una forte moralità.
Nonostante, quindi,  possa apparire come una commedia leggera, fatta di no-sense, in realtà nasconde un feroce attacco ai moralismi e all'ipocrisia dell'epoca.



Sharon Cigna

















7 febbraio 2018

Accadde oggi - anniversario di nascita di Charles Dickens

Scrittore, giornalista e reporter di viaggio, ma soprattutto romanziere tra i più importanti della letteratura di ogni tempo, nasce nel 1812 a Portsmouth, in Inghilterra.

Figlio di Elizabeth Barrow e John Dickens, impiegato all'ufficio della marina, trascorre i primi anni tra i numerosi trasferimenti della famiglia e durante i quali sviluppa una profonda passione per la lettura.

Dopo l'arresto e poi il rilascio del padre a causa di debiti, il piccolo Charles viene gettato, insieme ad alcuni suoi coetanei, in una fabbrica dove le condizioni di lavoro sono spaventose. 
A soli dodici anni dunque conosce il duro lavoro del manovale e lo sfruttamento dei minorenni tipico di quel tempo in Inghilterra.
Charles subisce quindi un grosso trauma e il tema dello sfruttamento minorile sarà infatti ampiamente presente nelle suo opere.

Dopo il riconoscimento di invalidità del padre, Dickens comincia finalmente ad andare a scuola.
Successivamente lavora come fattorino, cronista parlamentare ed infine ottiene l'incarico di giornalista. 

Dopo un amore impossibile per una giovane, che lascia il segno nell'animo dello scrittore, si sposa con Catherine Hogarth con la quale ha un figlio.
In questo periodo Dickens scrive le sue più grandi opere, tra cui Oliver Twist, Quaderni di Pickwick e David Copperfield. 
Comincia a viaggiare tra Stati Uniti ed Europa, trasferendosi con la famiglia in Italia, fino all'incontro con Ellen Ternan. 
L'amore con questa donna lo spinge a lasciare la famiglia e iniziare una nuova vita con lei.

Divenuto ormai famoso a livello mondiale continua a viaggiare per letture pubbliche delle sue opere, fino a quando, nel 1867, si ammala gravemente senza riuscire più a riprendersi.
Comincia quindi a scrivere la sua ultima opera Il mistero di Edwin Drood, che rimarrà però incompiuta.
In seguito al peggioramento della malattia Charles Dickens si spegne il 9 giugno 1870.

Tempi difficili

Considerato il particolare periodo in cui visse, e la difficile infanzia trascorsa, Dickens si occupò soprattutto di critica sociale; Hard Times, pubblicato nel 1854, ne è un perfetto esempio.

Con questo romanzo, la cui storia è ambientata in una tipica città dell'Inghilterra industrializzata, lo scrittore reagisce prima di tutto alle nuove scoperte scientifiche di quel tempo.
Egli sostiene che la scienza e il progresso siano fattori importanti per lo sviluppo della civiltà, ma ci deve essere anche altro.

Condannando una filosofia di vita basata solo su calcoli e fatti, incarnata da due personaggi principali del romanzo, Dickens predilige la fantasia e l'immaginazione.
In particolare, egli critica la scienza in quanto non lascerebbe spazio all'immaginazione, mentre la Chiesa non permetterebbe il divertimento.

Oltre a criticare una certa filosofia di vita, Dickens vuole anche denunciare le terribili condizioni dei lavoratori. 
In questo periodo nascono le prime rappresentanze sindacali e gli scioperi. Lo scrittore però sostiene che lo sciopero non sia l'arma migliore per cambiare le condizioni di lavoro nelle fabbriche, sarebbe bensì efficace la collaborazione e l'accordo tra operai e padroni.
Altro tema fondamentale del romanzo è infatti l'importanza della collaborazione e la compassione tra gli esseri umani.

Nella conclusione del romanzo Dickens afferma poi che ciò che l'uomo dovrebbe fare è cercare di rendere la propria vita felice e degna di essere vissuta. 


Greta Bertozzi




24 gennaio 2018

107° ANNIVERSARIO DI NASCITA DI CARLO BO

Ricordando Carlo Bo, facciamo riferimento ad un uomo colto, di estrema intelligenza, che si dedicò alla letteratura e alla comprensione dell'animo umano, volenteroso di fare qualcosa di concreto per gli altri.

Leone Piccioni, in Ritratto di Carlo Bo, lo descrive come una persona di poche parole, che era capace di ascoltare. Interveniva raramente, ma quando lo faceva andava a segno con ironia. Era un uomo ancora capace di essere ingenuo, senza alcuno spirito di vendetta verso gli altri.

Si occupò di letteratura italiana, francese e spagnola, soprattutto moderna e contemporanea. 
Svolse  un'intensa attività come critico su diversi giornali, prima come teorico dell'ermetismo, e poi come rappresentante della letteratura di ispirazione cattolica.

Breve biografia

Nasce nel 1911 a Sestri Levante, in Liguria.
Compie gli studi superiori presso i gesuiti dell'Istituto Arecco di Genova.
Nel 1929 si trasferisce a Firenze dove si laurea in Lettere moderne.
Durante gli anni universitari vince un Littoriale della cultura e dell'arte e conosce numerosi intellettuali, (tra cui Eugenio Montale) con cui si incontra regolarmente e ai quali rimarrà legato per tutta la vita.
Sempre a Firenze, collabora con la rivista Frontespizio.
Nel 1938 si trasferisce ad Urbino dove comincia la sua carriera universitaria, insegnando letteratura francese e spagnola alla Facoltà di Magistero.
A Milano conosce la futura moglie Marise Ferro. Durante la guerra si rifugiano insieme e nel 1963 si sposano.
Per cinquantatré anni è rettore dell'Università di Urbino, intitolata a suo nome nel 2003. 
Nel 1951 fonda la Scuola per Interpreti e Traduttori a Milano, le cui sedi apriranno poi anche a Roma, Firenze, Bologna e Bari.
Nel 1956 diviene cittadino onorario di Urbino.
In questi anni, come testimoniano i numerosi interventi, collabora per lungo tempo al Corriere della Sera e al settimanale Gente.
Nel 1961 è nominato Chevalier de la Légion d'Honneur dal Presidente della Repubblica francese.
Da questo momento, per dieci anni, insegna lingua e letteratura francese all'Università Bocconi.
Nel 1968 fonda insieme a Silvio Baridon l'Istituto Universitario di Lingue Moderne.
Nel 1984 viene nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica.
Nel 1996 riceve la laurea "honoris causa" in Lingue e letterature straniere conferitagli dall'Università degli Studi di Verona. 
Nel 2001 riceve la cittadinanza onoraria dalla città di Sestri Levante e da Genova.
In seguito ad una caduta sulle scale di casa propria, Carlo Bo viene ricoverato all'ospedale di Genova dove muore il 21 luglio 2001.

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Letteratura come vita

Nel saggio pubblicato nel 1938 su Il Frontespizio, Carlo Bo ci racconta come concepisce la letteratura.
Il saggio contiene i fondamenti della poesia ermetica, e nonostante le denegazioni dell'autore, viene considerato come il manifesto dell'Ermetismo.
Carlo Bo rifiuta la letteratura che descrive la consuetudine e i costumi comuni, prediligendo invece quella che diviene "la strada più completa per la conoscenza di noi stessi e per la vita della nostra coscienza".
Secondo lui non dovrebbe esistere opposizione tra letteratura e vita, ma una collaborazione, in quanto entrambi strumenti di ricerca e verità per conoscere sé stessi.
La letteratura diventa quindi "memoria del nostro spirito".
Al concetto di letteratura come vita introduce quello di verità.
E' importante che nel testo ci siano verità e memoria umana.
Secondo Bo poi, quella del letterato non è una professione, bensì una condizione, dove questo non dovrebbe cedere a calcoli, ma "riportare alla propria coscienza ogni movimento suscitato nello spirito".
Lo scrittore deve chiedersi quale sia la verità che interiormente ha bisogno di dover descrivere.
La letteratura concepita da Carlo Bo non ha un fine né uno scopo, ma rappresenta ogni nostra sensazione, aspirazione e sentimento senza porre limiti, rispettando la realtà delle nostre azioni.
Bo non intende la realtà comune però, "quella che ci soffoca giorno per giorno", ma quella che rispecchia il proprio io interiore.
Si parla allora di letteratura "d'entusiasmo", la letteratura che vive all'interno dell'animo, che, in quanto verità, "aderisce in una magica e naturale coincidenza, a un'immagine eterna di vita".
Letteratura come vita significa quindi, "il lavoro continuo e il più possibile assoluto di noi stessi in noi stessi".

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L'impegno per la città di Urbino

Come già accennato, Carlo Bo fu rettore dell'Università di Urbino per ben cinquantatré anni, ininterrottamente dal 1947 fino alla morte nel 2001.
A questo incarico dedicò tutto sé stesso con passione, tanto che grazie al suo impegno, l'università si ampliò di numerose facoltà, nuovi corsi e centri di studio.
Riuscì a trasformare la piccola università periferica di allora in una grande università, che ancora oggi è popolata da studenti provenienti da tutta Italia e anche dall'estero.
Proprio in seguito a questa affluenza di studenti, Carlo Bo pensò anche alla costruzione di appositi alloggi, i famosi collegi, che furono realizzati dall'architetto De Carlo tra il 1962 e il 1983.
Carlo Bo era molto affezionato alla cittadina rinascimentale marchigiana, infatti la sua attività di riforma non si limitò solo all'università, ma si occupò anche della restaurazione di antichi palazzi.
Un ulteriore gesto di grande generosità fu quello di destinare tutti i suoi libri, più di centomila volumi, alla Fondazione intitolata a lui e alla moglie.
La Fondazione Carlo e Marise Bo, costituita nel 2000, fu promossa da Carlo Bo stesso.

Greta Bertozzi

23 gennaio 2018

Accadde oggi - anniversario di nascita di Carlo Betocchi

Carlo Betocchi è stato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. 
Paragonato a Giovanni Pascoli, Umberto Saba, Clemente Rebora e ai crepuscolari, fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale.
Lo scrittore però, a differenza degli ermetici, scriveva le proprie poesie utilizzando un linguaggio diretto, fondato sul realismo e sulla tensione morale, anziché su procedimenti analogici evocanti significati.

Nasce a Torino il 23 gennaio 1899.
Ancora bambino, nel 1906, si trasferisce a Firenze per seguire il padre che era impiegato per le Ferrovie dello Stato.
Dopo soli cinque anni il padre muore, e Betocchi quindi torna con la madre e i fratelli.
Dopo il diploma frequenta la scuola Ufficiali di Parma e nel '17 viene inviato al fronte. 
Tre anni più tardi invece parte come volontario per la Libia.
Successivamente viaggia in Francia e in qualche località del centro Italia e nel '28 rientra stabilmente a Firenze.
Qui ha inizio la sua intensa partecipazione, assieme a Piero Bargellini, allo sviluppo della rivista di ispirazione cattolica Il Frontespizio.
E' proprio su questa rivista che usciranno i suoi primi versi e la sua prima raccolta poetica Realtà vince il sogno.
Nel '53 insegna Lettere presso il Conservatorio Luigi Cherubini e successivamente diviene redattore della rivista L'Approdo Letterario.
Dal 1932 pubblica numerose raccolte poetiche, da Realtà vince il sogno a Poesie del Sabato del 1980.
Carlo Betocchi muore a Bordighera, in provincia di Imperia, il 25 maggio 1986.

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Poeta cristiano e popolare, nelle sue poesie descrive soprattutto situazioni quotidiane rivestite di significati religiosi.
Il tema principale della sua prima raccolta Realtà vince il sogno, è un tema fondamentale della sua poesia, ovvero l'opposizione della realtà della vita al sogno, che egli considera ingannevole.
Un altro tema ricorrente nei suoi scritti è il senso di fratellanza che prova verso gli esseri viventi, nei quali il poeta vede manifestarsi Dio.
Da una parte Betocchi sente la necessità di un'illuminazione religiosa, dall'altra è disposto ad accettare la concretezza della realtà all'interno della quale inserisce la propria esperienza religiosa.
Quest'ultima è fondata sul sentirsi parte della Creazione, in attesa di una salvezza che porti alla vittoria della realtà sull'ingannevole sogno.

Nella poesia Della Solitudine, l'autore affronta il tema dello stare soli con sé stessi, cogliendone l'essenziale valore, in quanto circostanza inevitabile della condizione umana.

DELLA SOLITUDINE

Io non ho bisogno
che di te, solitudine;
alta, solenne, immortale,
dove più nulla è sogno.
In questo deserto 
attendo l'implacabile
venuta d'un'acqua viva
perché mi faccia a me certo.
Se trionfa il sole
o la luna impassibile
il loro lume fluisce
come vuole nel mio cuore.
E godo la terra
bruna, e l'indistruttibile
certezza delle sue cose
già nel mio cuore si serra:
e intendo che vita 
è questa, e profondissima
luce irraggio sotto i cieli
colmi di pietà infinita.

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L'amicizia tra Betocchi e Carlo Bo

L'amicizia tra i due nacque nei primi anni Trenta, quando entrambi si trovarono a collaborare alla rivista letteraria Il Frontespizio.
La rivista fu tra le principali di ispirazione cattolica in Italia nel periodo tra le due guerre, e su impulso di Bo diventerà la rivista della poesia e della critica ermetica.
Questa era costituita da giovani amici che sognavano una "letteratura pura e universale".
Betocchi divenne un punto di riferimento per Carlo Bo che ricordava, insieme agli altri intellettuali, così: "si distinguevano soprattutto per il grande senso di umanità e di amicizia che avevano, cosa che poi non ho più ritrovato".
Betocchi e Carlo Bo, oltre a collaborare insieme alla rivista, avevano il comune interesse per la letteratura francese e quella del primo novecento, materie che caratterizzavano le loro formazioni.
L'esordio dei due scrittori avvenne nello stesso numero de Il Frontespizio, nel febbraio del 1930 con le due brevi prose Il babbo e Machiavelli Chierico.
La collaborazione alla rivista si concluderà per Betocchi e Carlo Bo, insieme agli altri giovani, nel 1938. 

Greta Bertozzi

19 gennaio 2018

ACCADDE OGGI

209° ANNIVERSARIO DI NASCITA DI EDGAR ALLAN POE

 
 


 
Edgar Allan Poe è considerato uno dei più grandi e influenti scrittori statunitensi della storia, in quanto fu l'iniziatore del racconto poliziesco, della letteratura horror e del giallo psicologico.
Poe era anche poeta, critico letterario, giornalista, editore e saggista, e uno dei maggiori rappresentanti del romanzo gotico.
 
Lo scrittore nasce il 19 gennaio 1809 a Boston. E' il secondo di tre figli di una coppia di attori girovaghi, i quali moriranno di tubercolosi quando lui ha appena due anni.
Il padre è alcolizzato, mentre la madre muore in una stanza d'albergo, dove per due giorni nessuno si accorge dei pianti del piccolo Edgar. Questo fatto lo segnerà per tutta la vita e condizionerà la sua scrittura, in particolare la caratterizzazione dei personaggi femminili.
Un'amica della madre, insieme al marito, si prenderà cura del bambino e dei fratelli.
 
Nel 1815 si trasferisce in Inghilterra dove frequenta il college.
Nonostante le sue grandi capacità di apprendimento non riesce però ad appassionarsi agli studi.
Tornato in America comincia a comporre le sue prime poesie.
Lo scrittore in questo periodo è molto fragile e subisce scompensi a livello nervoso; comincia quindi a bere e a giocare d'azzardo.
 
Dopo essere entrato in conflitto con il padre adottivo, va a vivere a Boston dalla zia e comincia a lavorare come giornalista.
Qui si sposa con la cugina tredicenne che però è malata di tubercolosi e qualche anno dopo muore.
Per lo scrittore questo è il colpo di grazia.
Dopo una vita travagliata entra in una profonda crisi, gettandosi nella droga e diventando un alcolista.
Una mattina del 1849 Edgar muore per cause ancora misteriose, ma che molto probabilmente sono riconducibili alla dipendenza da alcol.
 
OPERE PRINCIPALI
 
-Il pozzo e il pendolo: la storia di un condannato a morte rinchiuso in un luogo senza luce e senza tempo.
-Il gatto nero: il racconto di un affascinante assassino che viene condannato per l'omicidio della moglie, la cui rivelazione del corpo avviene ad opera del gatto.
-Il cuore rivelatore: una profonda analisi introspettiva dello scrittore.
-Il crollo della casa Usher: un altro racconto dell'orrore ambientato in un vecchio e tetro casolare, che tiene col fiato sospeso fino alle ultime righe.
-Metzengerstein: la storia di un vecchio barone decaduto che vive un'avventura da brividi all'interno del suo castello.
-Gordon Pym: il primo esempio di romanzo horror psicologico, che racconta le vicende del giovane Pym a bordo di una nave diretta al polo sud.
 
 ⧫ ⧫ ⧫ ⧫ ⧫ ⧫
 
Edgar Allan Poe viene presentato come "poeta maledetto", e i suoi racconti sono stati spesso considerati come il prodotto di una fantasia traumatizzata e allucinata, sviluppatasi a seguito dei drammatici avvenimenti che sono capitati durante la sua vita.
In realtà, nonostante i riferimenti biografici, lo scrittore segue un preciso schema basato sull'eliminazione di significati aggiuntivi e che mira soprattutto al raggiungimento della bellezza, spogliata da elementi superflui.
Poe si oppone dunque al mito romantico dell'ispirazione, intendendo la scrittura come un grosso lavoro rigoroso e consapevole.
 
5 CURIOSITA' SU POE
 
-I genitori scelsero il suo nome ispirandosi al principe Edgar, protagonista di Re Lear, opera di Shakespeare.
 
-Poe comincia a portare i baffi, tratto distintivo dello scrittore, solo nel periodo più disperato della sua vita.
 
-Quando sposò la cugina, questa aveva solo 13 anni, nonostante nel certificato di matrimonio ci fosse scritto 21.
 
-Anche il fratello scrisse poesie e racconti, che vennero pubblicati su una rivista, ma è molto probabile che questi fossero in realtà del più celebre dei due Poe.
 
-Dal '49 al 2009, tutti gli anni, il giorno del compleanno dello scrittore, un uomo misterioso si recava alla sua tomba versandosi un bicchiere di cognac per brindare alla memoria di Poe, e lasciava tre rose rosse e la bottiglia di liquore mezza vuota.
 
 
Greta Bertozzi