10 dicembre 2016

Luigi Pirandello, tra forma e realtà






«Ogni pupo, signora mia, vuole portato il suo rispetto, non tanto per quello che dentro di sé si crede, quanto per la parte che deve rappresentar fuori».






Il 10 dicembre ricorre l’ottantesimo anniversario della morte di Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 - Roma, 10 dicembre 1936), drammaturgo, poeta, romanziere e novelliere straordinario. Il suo esordio teatrale si iscrive nel filone della drammaturgia dialettale siciliana ed è documentato da una fitta corrispondenza intercorsa tra l’autore agrigentino e il catanese Nino Martoglio, il quale, insieme all’attore Angelo Musco, spinse Pirandello a tuffarsi nell’avventura della drammaturgia. La prima produzione teatrale pirandelliana può essere considerata una sorta di fase di interscambio tra narrativa e teatralizzazione. Infatti, le prime opere sono atti unici che dipendono strettamente da un precedente impianto narrativo e ciò è evidente soprattutto nelle didascalie, che tendono a riassumere spunti narrativi piuttosto che suggerire gli aspetti visivi e gestuali della teatralizzazione della vicenda. La fase successiva al teatro dialettale è la cosiddetta fase «del grottesco»: qui Pirandello,  apparentemente, riprende temi e ambienti tipici della società borghese, portandoli alle estreme conseguenze. I ruoli imposti dalla società borghese vengono assunti con estremo rigore, sino a giungere al paradosso e all’assurdo, smascherandone così l’inconsistenza. Man mano che l’impegno teatrale diventa più continuo, Pirandello supera se stesso fino ad arrivare, nel 1921, alla sconvolgente novità dei Sei personaggi in cerca d’autore. Questo titolo rinvia alla tesi, cara a Pirandello, dell’autonomia dei personaggi dall’autore che li ha concepiti. Pirandello giunge a questa teorizzazione passando attraverso il concetto di autonomia dell’opera rispetto al suo creatore. Divenendo autonomo, il personaggio viene sottratto alle pretese sia dell’autore che dell’attore e viene trasformato in una figura viva oggettivamente, in una maschera così indipendente e con tratti così peculiarmente suoi, da non conservare più alcuna traccia della sua origine letteraria e da non permettere eccessiva libertà d’interpretazione all’attore. Ma di Pirandello non si può non ricordare il saggio L’umorismo, pubblicato nel 1908, che esprime la coscienza pirandelliana del moderno sul piano letterario. Il bisogno di dare un senso fisso e definitivo alla realtà, immobilizzandola in schemi, e di dare un significato all’esistenza umana, stabilendo dei criteri di comportamento e degli ideali da seguire, è ineliminabile, anzi aiuta concretamente a vivere; tutto ciò per Pirandello, da un punto di vista filosofico, è fonte di inganni ed illusioni, mentre da un punto di vista pratico, cristallizza l’esistenza in forme che la rendono povera e arida. Per l’autore, infatti, la vita è un flusso continuo, una forza impetuosa, tanto che si può affermare che la coscienza umoristica vuole riprendere e quasi mimare la mobilità e l’imprevedibilità della vita, scavalcando l’irrigidimento delle forme e criticando l’illusorietà delle ideologie e dei comportamenti che ne nascono e che vorrebbero conferire unità ad una soggettività che in realtà è plurima.

«La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate, forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a poco a poco rallentato, non cessi. Le forme, in cui cerchiamo d’arrestare, di fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni, lo stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro di noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso, tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre a noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti, nelle abitudini che ci siamo tracciate, in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto».

Infine meritano una menzione anche i suoi romanzi (Il fu Mattia Pascal, L’esclusa, Uno, nessuno e centomila), che ancora una volta hanno come tema centrale l’illusorietà della realtà. È il dramma che travolge l’uomo quando si rende conto che la realtà è un inganno e che non è possibile costruire un rapporto diretto con gli altri, perché gli uomini vivono la loro vita in modo irreale: non sono mai veri, ma indossano una maschera mutevole imposta dagli altri o dagli eventi.

«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo: “Io mi chiamo Mattia Pascal”. “Grazie, caro. Questo lo so”. “E ti par poco?” Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza: “Io mi chiamo Mattia Pascal”.»

Simona Zaccaria

29 novembre 2016

Fernanda Romagnoli, lectures des poèmes

Segnaliamo con piacere questa iniziativa parigina che si svolgerà in occasione del centenario della nascita della poetessa Fernanda Romagnoli:

http://maison-italie.org/wordpress/2016/11/28/02-decembre-2016-lecture-des-poemes-de-fernanda-romagnoli/

Tra l'altro, sembra che la poetessa avesse molta stima del nostro Carlo Bo... le dediche manoscritte presenti in due libri della Biblioteca Bo ne sono testimonianza:

 Dedica di F. Romagnoli a Carlo Bo in Confiteor, 1973

Dedica di F. Romagnoli a Carlo Bo in Il tredicesimo invitato, 1980 

2 novembre 2016

Banksy , biografia


[ Traduzione parziale di : About Banksy Biography ]

Probabilmente uno degli artisti di strada più discussi del mondo, Banksy ha trasformato un'intera sottocultura artistica che adesso si ispira alle sue opere . L'impeto artistico di Banksy potrebbe creare scompiglio in qualsiasi posto e in qualsiasi momento . La sua identità rimane sconosciuta anche dopo essere stato coinvolto sulla scena graffitara per oltre vent'anni . Il suo lavoro include , oltre che immagini ricche di significato e molto spesso criticate, anche altre immagini che fanno il giro del Web in modo virale. 

Banksy comincia la sua carriera artistica ispirandosi ai lavori di Blek Le Rat , riciclando spesso qualche sua idea.  Comincia ad essere attivo sulla scena graffitara già dal 1990 . Inizialmente fece parte di una crew di Bristol , la Dry Bread Z chiamata anche DBZ . Poco tempo dopo collabora con INKIE , un altro famoso artista di strada. Dall'età di 18 anni Banksy comincia ad usare gli stencils per i suoi graffiti visto che fu quasi preso dalla polizia mentre disegnava i suoi graffiti su spazio pubblico .
Mentre la sua crew scappava dalla polizia , Banksy si trovò a nascondersi sotto un camion della spazzatura . Sotto questo camion Banksy vide delle lettere scritte con degli stencils . Fu da lì che Banksy , essendo in cerca di un modo più veloce per disegnare i graffiti , decise che lo stenciling sarebbe stato il suo nuovo stile artistico . 

Quindi possiamo dire che la forma di street art più usata da Banksy siano gli stencils . Questi sono spesso multistrato e sono combinati con altri supporti come delle bombolette spray . Nelle sue opere include anche ciò che trova per strada, come i segnali stradali ed altri oggetti, utili per trasmettere meglio il suo messaggio e creare le sue interessantissime installazioni. Il suo lavoro artistico ha spesso carattere satirico che combina con dark humor , con i suoi graffiti cerca spesso di diffondere informazioni su tematiche artistiche, filosofiche e politiche .   

All'inizio del 2000 , Banksy si trasferisce a Londra dove comincia ad acquisire fama e a lavorare a mostre di calibro internazionale . Decide ad un certo punto di partire per la Palestina dove disegnerà dei graffiti sul muro di Betlemme che diventeranno subito virali su internet . Da questo momento le sue serigrafie e i disegni di Banksy verranno venduti con grandissimo successo durante aste storiche e rinomate come la Sotheby e la Bonham di Londra . Queste prime vendite lo porteranno direttamente dentro gli affari commerciali artistici . 
Nel 2010 Banksy diventerà famoso anche come autore e regista per il successo registrato con il suo fil " Exit trough the gift shop ". [...]

Galleria Online delle sue opere --> http://www.banksy.co.uk

Traduzione Di Marialetizia Cigna 

24 ottobre 2016

Sbagliando s’impara





«Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente»








Ieri ricorreva l’anniversario di Gianni Rodari (Omegna, 23/10/1920 – Roma, 14/04/1980), uno degli scrittori per l’infanzia più amati, nonché vincitore del prestigioso Premio Andersen nel 1970. Esordisce nell'immediato dopoguerra, distinguendosi dagli altri scrittori per l’introduzione di nuove tematiche nella letteratura per l’infanzia, quali le differenze sociali, lo sfruttamento nel lavoro, la solidarietà tra oppressi. È indubbiamente uno scrittore attento ai giochi di parole, com’è possibile notare leggendo Filastrocche in cielo e in terra e come risulta soprattutto dal motto scelto per introdurre la Grammatica della fantasia: «Tutti gli usi della parola a tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo». La centralità della parola, dunque, intesa come capacità di parlare e scrivere, andando al fondo delle cose. Rodari è un rivoluzionario perché, essendo centrale la figura del bambino, abbandona i toni moralistici ed edificanti di derivazione deamicisiana in voga fino a quel momento, privilegiando invece un linguaggio concreto ed immediato, ancorato al quotidiano, capace di parlare delle cose di tutti i giorni e di arrivare al cuore dei bambini.

«Una parola gettata nella mente a caso, produce onde di superficie di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere». 
Tra i suoi numerosi libri, oltre ai due già citati, ricordiamo La torta in cielo, Cipollino, Favole al telefono, Il libro degli errori, C'era due volte il barone Lamberto, Fiabe e fantafiabe. 


C’è una scuola grande come il mondo.
ci insegnano maestri, professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, temporali, le stelle.

Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso. 

Simona Zaccaria

20 ottobre 2016

Vivian Maier , il segreto di una bambinaia



Considerata una rivelazione della Street Photography , una bambinaia con la passione per la fotografia ci mostra piccole storie di vita delle strade di New York e non solo .


Vivian Maier nasce a New York nel Febbraio del 1929, trascorre però gran parte della sua adolescenza in Francia . Nel 1951 torna negli Stati Uniti cominciando a lavorare come bambinaia che dichiarerà , agli amici ed ai parenti, non essere per niente una passione ma solo un lavoro per guadagnarsi da vivere. Pur facendosi adorare dai bambini delle famiglie benestanti che accudì per anni e che a loro volta si presero cura di lei quando si trovò in condizioni economiche precarie, senza nessuno che se ne occupasse in mancanza di un compagno e di figli che non ebbe e della madre che morì tempo prima .  

La sua passione si rivelò invece essere la fotografia, una passione così grande e così forte che la portò a scattare più di 100.000 foto di cui ne rimangono un gran numero ancora da sviluppare.  Questa grandissima artista rimase sconosciuta al pubblico per moltissimo tempo , fino a quando un giorno un giovane di nome John Maloof , agente immobiliare appassionato di collezionismo , non vinse ad un asta a Chicago un box contenente diverse scatole colme di negativi appartenenti proprio alla Maier . Le uniche informazioni sull'autore delle foto che John trovò furono semplicemente il nome di Vivian scarabocchiato su dei fogli presi dalle scatole e dalle fatture a lei appartenute . Così Maloof, intuendo il potenziale di quel tesoro artistico appena scoperto , comincia  le sue ricerche, ma trovò poco e niente , incuriosito porta avanti il progetto cercando in lungo ed in largo tutte le informazioni possibili su di lei e sul suo lavoro, trovando infatti diversi depositi contenenti migliaia di negativi da lei collezionati .

Nel giro di poco tempo , pubblicate le prime foto da Maloof per far conoscere lo splendido lavoro di questa fotografa , il progetto diventa un caso mediatico, tanto da diventare un documentario che vede come regista il giovane collezionista .
Si comincia quindi a conoscere la storia di questa donna eccentrica ed avventuriera con la passione per i viaggi e che , nel corso di essi , scatta meravigliose foto che racchiudono la sua forza ed il suo carattere.
Con la speranza di avere al più presto un'altra mostra delle sue fotografie in Italia , invito alla visione della sua galleria online sul sito ufficiale di Vivian Maier .

                                                                                                       Ecco il link --> http://www.vivianmaier.com/gallery/street-1/


Cigna Marialetizia

16 ottobre 2016

Il mito della bellezza: Oscar Wilde




«Dorian Gray era stato avvelenato da un libro». 







Dopo aver frequentato il prestigioso college di Dublino, Wilde (Dublino, 16/10/1854 – Parigi, 30/11/1900) divenne famoso per i suoi modi stravaganti e per la sua lingua tagliente. Trasferitosi a Londra iniziò a scrivere saggi giornalistici  poemi e nel 1890 pubblicò il celebre romanzo Il ritratto di Dorian Gray, un capolavoro che gli garantì a fama senza fine. Il romanzo è misterioso ed intrigante e la caratteristica fondamentale è la sorprendente somiglianza tra Dorian e lo stesso Wilde. Indubbiamente quest’opera ha a che fare con il decadentismo italiano e soprattutto con l’idea di vivere la vita come se fosse un’opera d’arte (e ovviamente non si può non pensare al mitico D’Annunzio). Dorian Gray è un giovane bellissimo ed elegante il quale, pur di rimanere tale per sempre, stringe un “patto col demonio”: lui rimarrà eternamente giovane, mentre il quadro che lo ritrae invecchierà al posto suo.

«Voi, signor Gray, proprio voi, con la vostra fiammante giovinezza e la vostra immacolata adolescenza di rosa, voi avete avuto passioni che vi hanno fatto paura, fantasticherie e sogni il cui solo ricordo vi macchierebbe le guance di vergogna. […] No, non ve ne accorgete ora. Un giorno, quando sarete vecchio, brutto, pieno di rughe, quando il pensiero vi avrà scavato a fronte di solchi, e la passione avrà bruciato le labbra con il suo odioso fuoco, ve ne accorgerete, e sarà terribile. Ora, ovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi? […] Avete solo pochi anni da poter vivere realmente, in perfezione e pienezza. Quando la giovinezza si allontana, con essa andrà anche la vostra bellezza, e scoprirete all'improvviso che non vi sono più trionfi per voi, a meno di non accontentarvi di quei meschini onori che il ricordo del passato renderà più amari di una sconfitta». 





«Vivete la splendida vita che è in voi, e non fatevi sfuggire niente. Siate sempre alla ricerca di sensazioni nuove, non abbiate paura di nulla».  









Simona Zaccaria    

14 ottobre 2016

Auguri Italo



(Santiago de Las Vegas, 15/10/19823 - 
Siena, 19/09/1985)





Correva l’anno 1923 e a Santiago de Las Vegas, Cuba, nasceva uno degli scrittori più amati della letteratura italiana: Italo Calvino. Carlo Bo lesse e studiò le sue opere, infatti in biblioteca sono conservati numerosi libri, alcuni anche con dedica dell’autore a Carlo Bo. Oggi vogliamo ricordarlo con un brano tratto da quello che a mio avviso è uno degli scritti più suggestivi di Calvino, perché permette ad ogni instancabile lettore di sognare diverse avventure, rimanendo tuttavia sempre con lo stesso libro in mano. Non a caso Calvino stesso lo ha definito «un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire».

«Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” Alza la voce, se no non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura. Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell'altra. Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa' in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta' attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d'interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c'è ancora? Devi far pipì? Bene, saprai tu. Non che t'aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s'aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d'esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali. E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell'aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.»

[a Marise Ferro/e Carlo Bo/con amicizia/Calvino/25 nov. 58]
Dedica dell'autore a Carlo Bo, contenuta in I racconti, Einaudi, Torino, 1958



[a Carlo/dal suo/Italo/30. 10. 84]
Dedica dell'autore a Carlo Bo, contenuta in Collezione di sabbia, Garzanti, Milano, 1984



Simona Zaccaria